In merito alla sacralità del patto clientelare, onde rilevare quanto radicato sia questo squallido pregiudizio, o dogma che dir si voglia, fornirò come evidenza il bilancio (in rosso) della mia condizione attuale in cui mi sono venuto a trovare proprio a causa di esso.
Circa due anni fà, mi ritrovo a (s)possedere, dopo la morte di mia madre, una casa (praticamente più che inutile per le mie esigenze), della quale non posso vendere nemmeno la mia quota ereditaria. Coincidenza?... o cos'altro?...
13-14 mesi fà, sono stati mandati ad hoc dei cacciatori per sparare (a scopo intimidatorio, presumo) in direzione della casetta-porcile dove dimoravo... Già prima dell'evento mi era stato intimato di ritornare in paese con le buone... Coincidenza?... o cos'altro?...
Un paio di mesi più tardi (a febbraio) mi arriva in campagna il maresciacallo che porta la lieta notizia del tentativo interdittorio, alquanto sospetto, da parte di mia sorella; all'uopo intervennero tre donzellette inviate dal reparto termolese, di cui una psichiatra, che avrebbero dovuto constatare la salute psichica del sottoscritto. Coincidenza?... o cos'altro?...
Mi viene proibito, in modo alquanto ambiguo l'installazione di pannelli fotovoltaici in campagna che non avrebbero comportato nessuna modifica strutturale. Figuriamoci!... uno sgabuzzino! Coincidenza?... o cos'altro?...
Considerati i precedenti e prevedendo, di conseguenza, un più che probabile sfratto, decisi di aquistare una roulotte, in modo tale che, comunque andasse a finire la faccenda, un rifugio per il sottoscritto rimaneva comunque, e per di più mobile... Anche questa possibilità mi viene negata, come spiegato altrove. Coincidenza?... o cos'altro?...
Sono stato da due giorni buttato fuori dalla casetta-sgabuzzino-porcile di Mario Totaro, il cui utilizzo era per me quasi vitale. In pieno inverno!... Coincidenza?... o cos'altro?...
Questo è solo un minimo elenco delle coincendenze, quelle più grossolane, diciamo. Da ciò è facile dedurre che esiste di fatto un processo interdittorio, solo in minima parte dovuto a mia sorella. Non sbaglio certamente a valutare se dico che vi sono implicati: la famiglia (fratello, sorella, cugini, ecc...), l'ambiente e i suoi costituenti più o meno principali (comunali, caserma, gentaglia, ecc...) e soprattutto quel deus ex machina che è la psichiatria. Non male come complotto.
Hanno deciso che io dovessi ritornare alla casa situata in paese. E infatti dopo due anni mi ritrovo adesso proprio nella casa al centro del mio adorato paese... Sono interdetto di fatto e su questo non ci piove. La cosa non finirà qui, dato che sotto sotto covano ancora altri progetti invalidanti ai miei danni (definiti però "per il mio bene"). Questo è certo, è vangelo. Simili attenzioni ossessive verso il divergente, dimostrano chiaramente che la follia (già di per sé opinabile) è molto comune nella normalità più che nei singoli individui.
Sono perfettamente capace di intendere e di volere, naturalmente, ma senza possibilità di giungere alla realizzazzione di ciò che voglio, in quanto la mia volontà viene negata, bypassata. L'erba voglio cresce solo nel giardino
clientelare del re. È geniale, solo la psichiatria poteva concepirla:
l'interdizione lo è di fatto, ma non lo è legalmente. Non si può fare
appiglio a nessun ricorso o impugnazione, in quanto non vi sono
documenti o prove che l'attestino. Questo è un ottimo esempio dell'evidenza del sistema
mafioso sociale. La società è mafia, c'è poco da fare.
Come si può vivere quando sai che tutta la tua vita è stata già progettata a tavolino, in barba alla capacità d'intendere e di volere?... Semplicemente: non si vive: si sopravvive. Nino ne morì. Credo per i troppi legami (a filo doppio) affettivi e amicali. Io sopravvivo grazie alla mia a-socialità alla mia a-tuttaggine, alla mia inimicizia... Anche se morire non è il male peggiore, a conti fatti. La cosa inquientante è che il progetto a tavolino di cui sopra sembra essere di durata pluriennale, decennale addiritura, o anche duraturo quanto l'intera vita.
A tale negazione della volontà individuale viene man mano, di pari passo, attuato il progetto sostitutivo, costituito anche e soprattutto di situazioni concrete create appositamente, ovvero: si crea realtà dal nulla. L'individuo non si troverà quasi mai in una situazione casuale, ma in una situazione-condizione causata ad hoc. Per una persona sensibile ciò può essere a volte letale (vedi Nino), in quanto l'individuo, per quanto buone siano le intenzioni, non riesce più a percepire la realtà (diventata ormai virtuale) se non come progettualità altrui, proiezione persecutoria di sistema nei suoi confronti, e come negazione della propria esperienza soggettiva. Questa demenza persecutoria la si ritrova dappertutto: in famiglia, nell'ambiente, nelle istituzioni... Insieme al double bind che ne deriva, rappresenta il processo principe per sopprimere "chi è voce al presente": non si vive ma si è vissuti.
Leggo su Primapaginamolise.it : "Dario D'Adderio un poeta divertente". Minchia! Articolo datato... ma sgombriamo il campo da equivoci, per carità!... Vabbè, se ne dicono di tutti i colori; non mi stupisco più di tanto... "Divertente" nel senso di intrattenitore - badate bene - affabulatore, fingitore... Ben lungi dal divertere uscire dal solco... Lo so che tocco un luogo sacro comune, ma io da poeta ho il dovere etico di denunciare un simile abuso di linguaggio, di svelare l'arcano, di rimettere a posto la teminologia fuorviante... dare alle parole il loro giusto peso. Ho l'obbligo di svergognare un tale che si veste (o lo vestono) di panni altrui. A parte i disturbi gastro-intestinali suscitati dalla sola presenza, al solo levissimo sentore in lontananza... Cos'è la poesia, prima di tutto?... Non è un opinione e tutt'altro che divertimento-intrattenimento; semplicemente non è: non appartiene all'esser-ci, al sociale, al mondano, al colloquiale, ecc... Citando il vate per antonomasia (chi meglio di lui potrebbe non-definirla):
Poesia è distacco, lontananza, assenza,
separatezza, malattia, delirio, suono, e, soprattutto, urgenza, vita,
sofferenza (non necessariamente cristiana). È flusso dell'insofferenza
d'esserci. È scontento, anche nei casi più "felici". È risuonar del dire
oltre il concetto. È intervallo musicale d'altezza, lirico, in che si
dice detta la delusione di quell'altro intervallo (distanza) tra il
"pensato" e il riporto sulla pagina. È l'abisso che scinde orale e
scritto. Poesia è distacco, lontananza, assenza,
separatezza, malattia, delirio, suono, e, soprattutto, urgenza, vita,
sofferenza (non necessariamente cristiana). È flusso dell'insofferenza
d'esserci. È scontento, anche nei casi più "felici". È risuonar del dire
oltre il concetto. È intervallo musicale d'altezza, lirico, in che si
dice detta la delusione di quell'altro intervallo (distanza) tra il
"pensato" e il riporto sulla pagina. È l'abisso che scinde orale e
scritto. (C.B.)
Ma cosa ha Dario D'Adderio di tutto ciò?... Niente, assolutamente niente. Perciò se ne parla. La poesia è una cosa (indiscutibile oltre che incomprensibile anche laddove sembra scontata esserlo), Dario è tutt'altro. Non è compreso nella ristretta cerchia dei beneficiari del dono concesso dalle Muse, ovvero coloro che ormai cantano solo parole incomprensibili.
Io, in quanto non io (assente), sono "degrato a poeta". Che c'entra Dario con la poesia?... La crocetta estetica! ahi ahi!... "Ne sende cchiù senà a cambane d'u matetine!..." Ma dai!... [Se poi si verifica che ognuno pensa positivamente ai cazzi suoi, altro che ricordar passato!]. È un intesa inter nos, troppo troppo accomodante. Questo menestrello menfregante non rischia nulla, dà in pasto alla gente quello che la gente vuole che gli sia dato (un autoinganno reciproco). Non rischia la pelle, come un vero poeta. Uno per tutti, vedi Dino Campana. Oppure, il bistrattato più prossimo a voi (ma lontano anni luce): Carlo Giordano.
Non è che sia sbagliato o condannabile di per sé, ma non c'entra niente con l'arte e la poesia. L'arte è un salto nel "buio musicale" di che "s'acceca la voce", direbbe C.B. Il dialetto, l'ho compreso anch'io, allorché mi accinsi a sviluppare analiticamente una grammatica del sanmatinese, senza nessuna smania di insegnare, per carità!, ma con il solo scopo di imparare: allievo di me stesso e basta. Scrivendo in dialetto, va da sé, si viene dirottati verso il popolare, il già detto. Io scrivo, musico, ciò che sente, che vive la gente. La stessa struttura e storia della forma dialettale, intimamente legata al contenuto (significante prossimo al significato), porta nient'altro che a questo. Questo riporto sulla pagina o sullo spartito potrebbe essere avallato da Machado in modo veramente poetico e illuminante...
Chitarra di taverna che ora suoni jota, ora petenera,
come gira a chi tocca
le corde impolverate.
Chitarra di taverna dei cammini
non fosti mai, né sarai, poeta.
Dario fà l'intrattenitore, il divertentitore, da sempre... Per me, figurarsi, è tutt'altro che divertente... Costui celebra un passato morto e sepolto da per sempre, mai stato presente a sé stesso - figuriamoci! Riesuma cadaveri, li imbelleta qua e là, mestiere - questo del becchino - che gli si addice più che quello di poeta a cui è negato decisamente e a cui si nega. La porta è li sempre aperta, ma lui non vi entra e mai vi entrerà, nemmeno in sogno, poiché deve rendere conto al suo sollazzato pubblico, a una coscienza civile e sopratutto alla coscienza tout court, di cui è una mera derivazione; non può sporcarsi di una simile eresia. Questo passato passatista, questa puzza di cadaverina, ahi ahi!... Nessun de vu me scolta!
Perché regna questo squallore democratico dove ognuno ha il diritto d'esprimersi e di essere considerato poeta, artista? Anche Mario Totaro! Dio mio! Non c'è più religione! Spero sia un omonimo... Questa si chiama cultura: "l'arte di seppellire i vivi". Appena un tale entra nella smaniosa fregola di esprimersi, di colpo paffete! viene riconosciuto poeta, artista, a furor di popolo. Eliminando così il rischio della poesia. Prevenzione prevenzione, soprattutto!... Guai ai vivi!...
Caro Dario, anzi Diario, dato che non posso dialogare, ma solo cantare parole incomprensibili, mi viene detto da chissà cosa chissà come chissà quando chissà che... non so, non so che mi spiegare... Non è mai esistito un dialogo, nemmeno con sé stessi. Il dialetto supera il divario tra dialogo e monolgo, basta a sé stesso, non abbisogna di spiegazioni e di un metalinguaggio atto a definirlo. Ma il dialetto ha fatto il suo corso, non esiste più in quanto è sparita la civiltà contadina che lo teneva desto. Non può esistere nemmeno un rimpianto registrabile che si adegui ad hoc a ciò che non fu mai. La volta in cui finisce nelle mani del menestrello che ne canta le gesta, finisce anche la ventura del dialetto, schivo per sua stessa natura alla rappresentazione.
Arriva sempre il giorno, possibilmente prima del giudizio universale, in cui si deve rendere conto del proprio operato. A chi a cosa?... al nulla, al nada di San Juan de la Cruz. Dario un poeta?... divertente?... Non so se ridere o preoccuparmi, non so, non so... e si trattasse solo di insipienza. Purtroppo, il sapere agonizza nella bocca dell'enfiato spastico deliquio... Vae vivis!... Non contate su di me. Dis-fate questo smemorati di me... e di voi stessi soprattutto che vivete nella commemorativa quotidiana merda dei convenevoli, degli intrallazzi convenuti, dei circoli viziosi e viziati culturali, colonizzati dallo squallore e dalla volontà più becera, ancor più se sotto la dantesca infernata insegna di una bandiera politica, mai sfiorati dal dubbio di dis-fare, disfarsi, soprattutto di sé stessi, della missione civile... essere finalmente dimissionari a tempo pieno, di tutto e di tutti. Sono postumo, differito non sono per voi.
- Ciao, sono il corriere SDA. Senti io non conosco l'indirizzo della tua casa, se puoi venire tu vicino al distributore di benzina a ritirare il pacco, mi fai un grande piacere.
Ed io fesso fesso risposi alla gentile cortesia... attribuendomi così parte del suo lavoro:
- Certo, per così poco!... 30 metri di distanza, in effetti. Ma anche fossero 10 e, ad ogni modo, qualsiasi distanza non smentirebbe il fatto che io resti comunque trattato da cretino! Il ragazzo sembrava tutt'altro che uno scansafatiche. E la cosa lasciava subodorare qualche faccenduola poco chiara...
Pochi giorni dopo, per un'ennesima spedizione, lo stesso giovane corriere, ancora una volta, sembra trovarsi nella stessa situazione smarrita precedente (poveraccio!), sperduto in questa megalopoli sanmartinese e, ovviamente, non sapendo dove cavolo andare. Infatti, i segnali e i nomi delle strade sono equivoci, i numeri civici sono stati alterati da qualche burlone o farabutto. Via Carmine Troilo.. uhm... è a due passi... a due passi dal luogo dell'appuntamorto stabilito. Ormai sono abituato a non abituarmicisi... Adesso c'è una lieve modifica, tutt'altro che insignificante. Non vicino la benzina, bensì di fronte la Banca il punto morto dell'appuntamento. Guarda caso, proprio dirimpetto alla Banca Adriatica c'è l'ufficio del signor P. che gestisce le autolinee Langiano. È per caso un fortuito caso?... Nient'affatto. Ho intuito da subito (già dalla prima volta che ebbi modo di incontrare, malauguratamente devo dire, questo giovane) che qualcosa non andava, considerata la mia plurima aggravata esperienza passata. Il signor 7x5, capitano congedato, mai destituito dal suo rango (adesso civile) e dal suo compito di mettere in riga, era seriamente preoccupato di non vedermi più elemosinare da lui qualche consiglio o altro. Molto voyoeuristicamente cercava di guardare, lui o chi per lui, l'individuo, il sottoscritto, che si palesava davanti al bancomatt piuttosto comprensibilmente seccato. Uno strano movimento si vedeva dietro la vetrata. Mah!...
Lo stesso fatto si ripete subito dopo, un'altra volta, copione già scritto e riscritto. Sono più che nauseato da quest'annosa situazione, creata però anche da me che accondiscendo sempre a queste ser-vili cortesie. Il giovanotto questa volta, considerata la mia fessaggine, osa anche dirmi in modo apparentemente scollegato dalla situazione: "sai io pensavo che tu eri a lavorare... " Ma se non ci conosciamo nemmeno, ragazzo! Mi conosceva eccome, almeno di fama, tramite il signor 7x5, questo sì, che probabilmente consiglia (obbliga) questo insano pensiero al giovane.
Lo scriverei anche qui su questo blog, come lettera aperta, ciò che avrei da dire al bel signore che gestisce le autolinee, vale a dire di non rompermi più i coglioni. Ma sarebbe tempo perso. Lui ha una missione da compiere nei miei confronti e finché non l'ha militarmente eseguita a dovere, non ha pace, ancor più se avallata dall'assunto circolante nella sua capa tosta, ma vuota, del "Deus le volt".
Un freddo giorno di febbraio ("da soffocare il mondo decisamente"), con i campi ancora innevati, prima della caporetto dei pannelli fotovoltaici, venne a farmi visita (di controllo) una triade capitolina: tre donne. Il che equivale a triplice calamità. Disgrazia ancor più grave se si pensa che trattavasi di una psichiatra, un'assistente sociale mi sembra, e un'altra presentatasi in qualità di non so che. Furono mandate dall'ASL di Termoli (il che significa da Malinconico) per accertarsi delle mie condizioni psicofisiche, su richiesta di mia sorella per mezzo del suo avvocato.
Questo è quanto mi viene riferito dal maresciacallo Scioli, romanaccio: "queste te le mande tua sorella". Li mortacci!... Li mortacci sua che so' anche i mia. La situazione era quella in cui mi si voleva far capire che il suo era un tentativo sororale di interdizione. A fin di bene, s'intende, suo. La faccenda non era e non è ancor oggi proprio così limpida sì come me l'hanno dipinta. Comunque venne a instaurarsi un colloquio tra l'informale e il pro forma, anche se per me ormai si tratta solitamente di monologo a una o più voci. Un dialogo fra sordomuti, se vogliamo. La situazione che si era creata, o meglio, che hanno voluto creare, in fin dei conti, era quella di non farmi parlare di mea sponte (vedi la sponte che ritorna|), ma in modo piuttosto velato, senza darlo a vedere (ma io lo vedevo, eccome!), quella di fare accertamenti sullo stato della mia salute psicofisica. Il maresciacallo, intanto, dopo sua esibizione esilarante da vero simul-attore per introdurmi alle dame, sbraitava al telefono con chi?... presumo volesse lasciare intendere che stesse parlando con mia sorella o con lo psichiatra Malinconico o quello di turno, chissà.
Si fece poi passare la voce che il test di verifica fu un vero trionfo per il sottoscritto, in quanto, a dire addirittura del pubblico ufficiale (sì, proprio quello che non s'addrizza), avevo risposto bene a tutte le domande. E che stiamo a Lascia o raddoppia" per caso?... La psichiatra era di un'intelligenza modesta, diciamo, men che quella contenuta nel cerebroleso di una gallina. "Ma se ti hanno prescritto gli psicofarmaci in tenera età vuol dire che erano necessari". Certo, madame, ma a chi? Non certo a me.
Comunque, questa visita diciamo inaspettata ha le sue belle premesse. Il maresciacallo era venuto nei giorni precedenti diverse volte, per sondare le acque. Mi voleva fare un regalo a tutti i costi. Visto che mi trovavo senza corrente e senza luce, insisteva nel comprarmi una torcia, o un tipo di aggeggio ricaricabile manualmente. Viste le insistenze da monotono questuante, accettai il suo regalo: una penna che era anche una piccola torcia. L'ho sempre detto che le cose gratis sono le più costose. Poi da sconosciuti...(infatti lo conobbi allora). Lui, il maresciacallo era colui che doveva preparare la strada alle signore della visita di cui sopra. Un situazione da traviata, molto traviata, molto innevata, con tanto di fango per tutti, visitato e visit-attori. Stando all'accaduto, mia sorella avrebbe provato la strada dell'interdizione. Cosa non del tutto chiara, anche se mia sorella c'entra in pieno in tutta questa storia, comunque. Se si considera che questa visita di accertamento, consegue a l'altra di pochi mesi prima del tiro al faggiano (il sottoscritto) praticato da cacciatori mandatari... poi tutto l'andazzo compae-sano generale... Ce n'è abbastanza da far impazzire una persona normale. Io per fortuna già lo ero... furibondo! Questo nel nevoso febbraio del 2011. Alcuni mesi dopo questa visitina, giacché mi era entrato nella capoccia un chiodo fisso che mi diceva qualcosa non quadrava in questa faccenda dell'interdizione, decisi di andare in caserma a chiedere il documento - ci doveva pur essere! caspiterina! - che ha permesso di muovere questa macchina burocratica di controllo e verifica dello stato mentale del sottoscritto. Di fatto, non si può fare richiesta o tentata richiesta di interdizione a voce, o per sentito dire. Avrebbe dovuto esserci la prova scritta. Fatto sta che il maresciacallo Scioli, colto di sorpresa, cercava, da gran volpone qual'è, di farmi decantare questa mia fisima, tergiversando e cercando distrazione per distrarmi, addirittura arrivando a promettere di farmi un regalo: una batteria da 100 A. Se la penna da lui regalatami mi è costata una visita psichiatrica, adesso, velatamente cercava di comprare il mio silenzio?.... Pensava di addormentarmi con le sua loquacità. Ma tagliai corto. Marescia' 'cca nisciune è fesse! Se c'è stata richiesta di interdizione, ci deve essere una scartoffia da qualche parte. Non vi pare?... Sì, certo. Ma dove l'avrò messa?... Ah forse qui, in questo scaffale, forse là, non mi ricordo bene. "Eppure avete una buona memoria!" lo stuzzicavo... Cercando di togliersi d'impaccio, mi disse deciso, "ah ce l'hanno in comune, qui non è arrivato niente". Dajjè che se ricomincia! Vabbè, vado in comune. Per preventivarsi i comunali, almeno per una volta, non ebbero il tempo necessario; troppo breve era la distanza che separava la caserma dal municipio. Lo stesso smarrimento psico-sensoriale. Richiesta, ma quale richiesta?... Sì, ma, forse... La Graziaplena - una totò in gonnella in questa circostanza - con molta pacatezza mi disse esplicitamente: scusa se ti hanno fatto la richiesta d'interdizione... Tu dove sei nato? A Rosignano Marittimo, icche c'entra?... C'entra perché è lì che devi fare la richiesta per ottenere il documento che ti occorre. Ma guarda che ancora ragiono. Concedo: sono matto ma non scemo. Ma se io da quasi appena nato non esisto più a Rosignano. Sono un extracomunitario per tale cittadina toscana. Cosa devo richiedere al suo comune?... Insomma, come dire, mi fanno una multa a San Martino e secondo quando si può evincere dal s-ragionamento di costei dovrei pagarla a Rosignano... Incongruità, il tuo nome è donna... piena di grazia, il signore con te e io sono interdetto... Siamo nel mezzo della farsa. Se la racconti a un neonato quello schiatta dalle risate. Lo capisce anche lui ch'è una barzelletta. Non ho parole. La mattinata finisce tutta a tarallucci e vino e fra questo scaricabarile di competenze fra caserma e comune. Devi chiedere a quello a quell'altro, No, devi venire quando c'è il segretario, lui forse ne dovrebbe sapere qualcosa. Cazzo, ma solo io non so e non devo sapere niente! Per non perdere la mia "amicizia", il maresciacallo comprensivo, messo alle strette, mi chiese cinque giorni di tempo per reperire questo documento, questa lettera insomma. Per lui si trattava in effetti di trovare il tempo per uscire dall'impasse che gli avevo causato con la mia improvvisa e inaspettata richiesta. Si trattava di prendere tempo. Scopro così per l'ennesima volta una progettualità, la solita, perpetrata nei miei confronti. Gli avevo rotto le uova nel paniere, per dirla in breve, a lui e ai suoi mandanti che tramano all'interno del sistema psichiatrico. Il giorno dopo, manco a farlo a posta, il maresciacallo, casualmente, guarda caso, si trova a passare per la strada che percorro di solito in bici dicendomi, "tutto a posto... ho trovato la lettera (in effetti erano due lettere), domani se vieni in caserma te la leggo". E così avvenne. Il giorno dopo mi lesse le due lettere, il nome delle tre dis-grazie psichiatriche, il nome dell'avvocato di mia sorella... Quasi mi veniva da gongolare, ma l'agognata richiesta, quella di poter avere una copia del documento non poteva essere soddisfatta a causa della prassi che in questi casi impone che... ecc. Allora metto l'avvocato. Ma dai chi te lo fa fare, spendi soldi, non ne vale pena, questua il maresciacallo... Ho messo di mezzo l'avvocato, quasi subito, ma il risultato fu che il documento in un batter d'occhio sparisce stranamente dalla caserma e finisce alla procura di Larino. Almeno questo è quello che mi viene riferito. Sono passati mesi, ora perché tutta questa fretta di insabbiare, di occultare? Vabbè che in Italia è diventato ormai norma... L'avvocato Maria Pia Licursi mi racconta che non può ottenere fotocopia documentale nemmeno alla procura di Larino poiché, da quando ha rilevato personalmente, ci sarebbe un processo in corso per scagionare mia sorella dall'"accusa per abbandono d'incapace" (che sarei io), avendo il giudice tutelare constatato immotivata la richiesta d'interdizione dal lei fatta pervenire tramite suo legale. Mi sembra un tour de force assurdo, ma è così. Absurda lex, sed lex. I processi in Italia durano anni, ecc... Fatto sta che questa faccenda dell'interdizione puzza di imbroglio e di manipolazioni psichiatriche e familiari a un miglio. Già avvertivo stretto il fetido fiato sul collo di quella piovra che per gli amici è Angelo, per me Malconcio.
Una volta la psichiatria curava con l'elettroshock, il coma insulinico, la lobotomia, poi entrarono in commercio gli psicofarmaci, e, adesso, si comincia, a quanto pare, a creare realtà dal nulla. Non si lascia scappare nulla, pur di esercitare il controllo su tutto ciò che si muove, su tutto ciò che vive. Bisogna tranquillare.
Evidentemente il sistema psichiatrico ha compreso, in ritardo di
secoli, che le persone in quanto maschere (non solo nell'etimo), non
possono che recitare, creare situazioni teatrali, provarsi e riprovarsi
nei loro continui drammi quotidiani, trovarsi a gestire e ad essere
gestiti sulla scena del mondo. I discorsi si risolvono in monologo...
Out, out, brief candle! Life's but a walking shadow, a poor player, That struts and frets his hour upon the stage, And then is heard no more. It is a tale Told by an idiot, full of sound and fury, Signifying nothing.
(Shakespeare, Macbeth)
"La vita non è altro che un'ombra che cammina, un povero commediante che trascorre il suo tempo a impettirsi e agitarsi sul palco finché non s'ode più nulla. È la storia raccontata da un idiota, tutta strepito e furia, che non vuol dire niente".
Siamo maschere per gli altri, ma anche per noi stessi. Le relazioni umane esigono capacità di fingere. Ma per fingere (bene) e riuscire nell'impresa di farsi prendere sul serio per quello che non si è, si finisce per fingere con sé stessi. È il gioco (o giogo) dello specchio. L'altro come riflesso. Io sono l'altro. Io sono come mi vedono gli altri. Io sono nella misura in cui sono per gli altri.
La psichiatria così entra, o meglio permane protagonista nel teatro del mondo... come volontà e rappresentazione, o, in altri termini, come deus ex machina, controllando di fatto la funzionalità delle finzioni affinché restino adeguate allo statuto sociale. La psichiatria viene in tal modo a creare drammi, commedie, farse, tragedie... Diceva giustamente Antoine de Saint-Exupéry: "la realtà non si scopre ma la si crea".
Il fatto che io avessi intenzione di fare installare un pannello solare sulla casetta (nel suo senso etimologico di "capanna") campestre non andava a genio agli indigeni del luogo, soprattutto all'élite del mafio-comitato. Allorquando ero lì per lì per far installare addirittura quattro pannelli fotovoltaici, un impianto ad isola completo e autosufficiente, come garantiva l'elettricista Abiuso, ci fu panico. La "gente segreta" non sapeva più che fare. Ma qualcosa bisognava comunque pur fare. Per Dio. Si trattava di un'offesa alla pubblica decenza. Si potevano immaginare i discorsi in municipio, nei bar, in caserma, in psichiatria, in famiglia... I pannelli non s'hanno a installare. Oh! Questa fu la delibera comunal popo-ilare. E quel che è fatto è fatto, un matto resta matto in tutto. Interdetto. E tutto inter nos.
L'assurda ambiguità di questa interdizione che promuove il sistema societario-familiare è che si vuole l'interdizione ma, allo stesso tempo, si esige velatamente che questa venga ratificata dall'interdetto di sua sponte. Mea sponte mea sponte mea maxima culpa. Allora, sono capace o no di intendere e di volere. Dipende. Da cosa? Ma frate, da quello che fai e da come ti comporti. È una situazione-condizione, come si vede, inaccettabile. Volere non volere. Ma i pannelli per me sono un bene di prima necessità. È tutto a mie spese, a voi che ve frega?... Vedi, poi uno dice che la gente pensa solo a farsi i cazzi suoi. E infatti lo fà per interesse, mica per altro.
In mafiologia e in teologia non si fanno domande. Esiste solo l'omertà, il dogma. Il cemento armato dint'a cape, direi io.
Probabilmente se avessi installato i quattro pannelli come convenuto, a quest'ora già mi sarei rifatto delle spese. Dico "probabilmente" in quanto so come vanno le cose (volute). Avrei avuto la possibilità di autogestirmi. Cui prodest scelus, is fecit. Restiamo sempre nell'àmbito della convenienza; e poi si parla di solidarietà. Ma andate a cagare! L'interesse verso una persona lo si nutre solo in quanto può far comodo. In questo caso il termine interesse è più che appropriato.
Sono stato così circa un anno e mezzo fuori dal mondo, completamente scollegato. Te li immagini, dico a me stesso, un anno e mezzo!... in un'era dove le comunicazioni viaggiano a velocità inconcepibili fino a qualche decennio fà. E ci fosse stato qualcuno interessato ad allievare questo isolamento, elettrico s'intende. Il lato comico della faccenda è che si sparse la voce che io avevo scelto di fare l'eremita, era una mia scelta di vita come dicono i militi e in particolare il simul-attore maresciacallo Mauro Scioli. E non c'è verso di far capire loro che si tratta di una scelta necessaria, per salvare la pelle, e non di scelta di vita. Necessito di tranquillità per una questione di salute. Già. Ma cosa può fregarne della salute privata a un sistema che contempla solo l'istituzione fondata sullo sfruttamento della salute pubblica?...
Quindi ritornando all'elettricità e all'autonomia che mi potevano fornire i pannelli, posso dire che gli oscuri personaggi facenti parte del mafio-comitato hanno emanato il loro verdetto. Qui si potrebbe far finire la storia dei pannelli fotovoltaici, tanto agognati. Mea sponte mea sponte mea maxima culpa.
Come posso interessarmi a problemi generali, se non mi è concesso nemmeno di provvedere alle mie più semplici fondamentali necessità. Egoista che non sono altro! Decisi così, dopo il default dei pannelli fotovoltaici, di provvedere per una roulotte usata, in modo che
potessi viverci come in una casa e, del resto, pensavo, la potevo anche far trasportare. Mi sentivo già una chiocciola. Viva la chiocciola viva la bestia che unisce il merito alla modestia. Un posto dunque lo si sarebbe trovato. La fine ve l'anticipo: è triste: identica a quella dei pannelli fotovoltaici. E già, non mollano questi fetentoni di compae-sani. Altro che mia sponte. Soffrire il freddo non è una bella cosa. La
roulotte mi avrebbe permesso oltretutto con poco dispendio di gpl di riscaldarne il piccolo ambiente coibentato. Farò la fine dell'asino. È certo. E la gente in paese dirà in coro, porello, adesso che si era abituato a non mangiare!... è morto.
Ma
è mai possibile! Uno sceglie di fare una cosa, sceglie di vivere a una certa maniera, vuole fare questo o quest'altro (a sue spese!). Progetta di fare una cosa e si ritrova progettato. Tu devi solo convincerti che quello che abbiamo scelto sia di tuo gusto e soprattutto di tua sponte. Chiaro?... Altro che!... Oscuro come la pece. Ma si può sapere cosa e di chi è sta sponte ?
Mea sponte mea sponte mea maxima Culpa. Ci risiamo. Una roulotte mi avrebbe fatto più che comodo. Ma il maccanismo impietoso di negazione della volontà subentra implacabile. La decisione di questo acquisto venne obliterata dal clan competente mafio-comitativo. La solita farsa, il solito balletto di competenze e responsabilità scaricabarile. Avevo bisogno di un luogo dove poter collocare questa benedetta agognata roulotte. Mi rivolsi al comune. Ahi ahi ahi, vedi che te li vai a cercare i guai. Ancor non sei tu pago di riandare ai sempiterni calli?... Le facce erano le solite facce da cazzo, ma quasi meravigliavo che potessero sembrare tutti d'accordo a concedermi un luogo adatto. Oh, deo Grazia! sono rinsaviti... Fecero addirittura finta di interessarsi asserendo e giustificando il ritardo con il fatto che il comune doveva garantire una certa decenza e i servizi essenziali all'uopo, a tempo e luogo. All'uopo, sì certo. Ma la cosa, come per i pannelli, andava avanti senza nessuna soluzione. Anzi era proprio ferma. Il segretario oberato dal suo mezzosonno e dintorni, smozzicava le parole centellinandone una ogni quarto d'ora. Forse bisogna vedere se è disponibile tale luogo o tal altro, chissà forse... però... e s'addormenta. dopo un quarto d'ora ricomincia: ma forse... bla bla bla... e cade di nuovo in letargo. Quasi ogni giorno era sempre la solita lagna. Passano i giorni e io sempre a chiedere e a insistere e a ripetere. E loro: forse... va bene quel posto, no quell'altro, chissà, forse sì forse no. Un giorno che mi ero rotto proprio i coglioni, dissi al deficiente di turno: guarda sceglietelo voi il posto, dove e come vi pare a qualsiasi condizione, anche davanti al municipio, alla caserma, dove vi pare. Adesso non potevano più tergiversare. Non ti preoccupare, domani saranno in riunione tutti: il sindaco, il segretario e gli altri comunali... risolveremo stanne certo la faccenda. Oh meno male! Ma è una cosa che me l'hanno detto tante volte che a stento riuscivo a crederci. Infatti, non avrei dovuto crederci. Che ci crediate o no, miei postumi lettori, Il giorno stabilito mi venne comunicato proprio pochi minuti prima che non c'era nessuno per poter fare la riunione: chi è andato a mangiarsi la pizza, chi a farsi 'na grattatina di palle... Il messaggio era chiaro. Questo loro comportamento consuetudinario non ebbe a smentire la loro vigliaccheria. Altri mesi persi. Bastava parlare chiaro senza infingimenti e reticenze: guarda il posto per situare la tua roulotte di merda non te lo possiamo concedere. Semplice. E no che non è semplice. Ancor più la faccenda è di una bestialità inspiegabile, se si considera il fatto che il Signor 7x5 si era preso la briga di interessarsi del mio problema ea portarmi gratuitamente dal venditore di roulotte, un certo Franco (ammazza-cinghiali, anche costui cacciatore). Se ne era addirittura convenuto ufficiosamente il prezzo. Qualcosa non mi tornava e infatti non tornò.
Ormai, per esperienza decennale, so che bisogna considerare sempre: cosa ha stabilito il comitato? Niente roulotte. Potrei anche avanzare altre supposizioni, altrettanto attendibili. Ma mi fermo qui. Il giorno stesso della vacanza dei comunali resisi così irreperebili, verso le tre del pomeriggio (già avevo previsto che tale cosa potesse accadere) presi la bicicletta, non senza prima aver mandato a fare in culo i comunali. Meta: Francia. Dovevo liberarmi da questo marasma... E qui comincia l'avventura... Una settimana fuori dal paese, dove ho visto cose che voi umani mai credereste.
Come già accennato precedentemente sul post Capitano mio capitano! (lettera aperta al signor 7x5), Dopo questo tentata intimidazione a suon di pallini iniziai a realizzare esterefatto e a prendere atto delle palle attinenti conseguenti. Loro scopo fu quello diversivo, sbugiardatesi poi da sole. Delle vere sòle, direbbero a Roma. Il signor 7x5, sicuramente (poi vi spiego questa mia securtà) è implicato in siffatta spedizione intimidatoria. E almeno uno dei componenti di quella casa-famiglia, che è il municipio sanmartinense, ne sa qualcosa. Come dire i panni sporchi se li lavano in famiglia. E ce n'è da lavare! Con tutto il sudiciume che ivi impera! Sudiciume morale e deontologico s'intende. Quell'uno di cui sopra è riferito a un generico pubblico ufficiale storto che non s'addirizza e che somiglia a un albero esotico: plátano direbbero in iberica la penisola. Proprio lui. Il giorno stesso della fucilazione intentata, cercando di spiegargli dell'accaduto, minacciai a nessuno o a non so a chi di farmi il porto d'armi. Questo Pubblico Ufficioso preso alla sprovvista (non è un buon improvvisatore come lo è il maresciallo Mauro Scioli) storse un po' il naso, cominciò a tergiversare, aggiungendo poi molto sfacciatamente... "no... ma quelli non verranno più là da te". Affermazione questa che si spiega e si condanna da sola. Quelli chi? Chi sono quelli? Sapeva benissmo il milite già prima che accadesse. Cerca di giocare a nascondino e poi si fà scoprire come un fessacchiotto. Beccato, se non sul fatto, almeno sul detto, Andai dunque in caserma per fare questa benedetta denuncia. Ebbi la sensazione kafkiana che il maresciallo a cui riferivo, non fosse un militare, ma addirittura uno psichiatra. Mi sentivo un po' come in un struttura psichiatrica in cui si parla del paziente in terza persona. Ho la mia bella esperienza a tal proposito. Il paziente riferisce che... ecc... Spesso cose illegali quando vi ci mette lo zampino la psichiatria diventano, come per un colpo di bacchetta magica, legali, o, almeno, non perseguibili. E il suo zampino vi fu, c'è e ci sarà sempre. Una battuta del maresciallo detta con tono professionale mi fece incavolare e iniziare a capire altre cose che esporrò in seguito... Costui, maresciallo o psichiatra che fosse, si permise di dire che probabilmente in mattinata, allora odierna, s'era potuto, guarda la coincidenza, appollaiare, su uno dei rami dell'albero davanti la casettina un bel fagiano, che stimolò la libidine del tiro al bersaglio dei due cacciatori. Costoro, folgarati da tale visione, non avrebbero resistito al loro irrefrenabile impulso venatorio, e, non vedendo l'ora di infrangere le regole del codice, nonostante mi avvessero ben avvistato davanti l'uscio, spararono dunque proprio nella mia direzione. A ciò detto sbottai: "e che è 'na barzelletta?..." esclamai tra l'indignato e il divertito. Ecco cosa prescrive tra l'altro il codice:
Distanze dalle case. La caccia è vietata per una distanza di 100
metri da case, fabbriche, edifici adibiti a posto di lavoro. E' vietato
sparare in direzione degli stessi da distanza inferiore di 150 metri. Spari nei pressi delle abitazioni.
L'art. 703 del codice penale "Accensioni ed esplosioni pericolose"
punisce penalmente chi in un luogo abitato o nelle sue adiacenze o lungo
una pubblica via o in direzione di essa spara con armi da fuoco.
Non so se la dimora rurale (di proprietà di Totaro) possa essere considerata abitazione (uno sgabuzzino sì), ma come abitante della medesima, io ero ben visibile e se non si spara nei pressi delle abitazioni, ancor più la proibizione dovrebbe riguardare gli spari direzionati verso le persone che vi abitano e che si trovano casualmente o meno lì attorno.
Per farla breve. Ho capito, già da principio, che in questa faccenda vi erano implicate tanta della gentaglia sanmartinense, tra cui alcuni ben individuabili. Come ho detto nel post precedente: la società è mafia. Lo riconfermo. Chi paga per questo affronto?... Risposta: il crimine non pagherà. Certo, posso fare solo illazioni. Avessi le prove a quest'ora... chissà... Ma non ci vuole mica la zingara per indovinare l'accaduto. Il cerchio è sempre quello:
famiglia ↔ ambiente ↔ sistema di controllo (socio-psichiatrico)
Tutto si "fà a fin di bene", come direbbe il Signor 7x5 , quindi la possibilità che un individuo, di fatti controllato e perseguitato (altro che mania di persecuzione!), possa rifarsi legalmente è pressocché azzerata. On n'échappe pas à la machine (G. Deleuze).
Questo sinteticamente quanto accaduto,
L'ho già detto. Lo scopo, mica tanto recondito, per cui viene realizzato tutto questo gran dispendio di risorse, di dispiegamento di forze più o meno armate, e chi più ne ha più ne metta, è quello di ricondurre il sottoscritto alla ragione, ovvero: farmi tornare con le buone o con le cattive alla casa in paese, ove una volta abitavo con mia madre bonanima. L'ho detto e lo ripeto che per fortuna di mamme ce nè una sola. Questo per inciso. A questa carenza mammestre, va da sé, supplisce ancora una volta il sistema, il quale, pur di controllarti e gestirti, si dà un gran bel da fare. Non c'è che dire. È ciò che si potrebbe definire interdizione di fatto, diversificandola dall'interdizione legale, che abbisogna per di più di tante ingombranti e spesso imbarazzanti scartoffie burocratiche. Quest'ultima ha la possibilità di poter essere impugnata da chi la subisce, addirittura può essere un arma a doppio taglio per chi la sostiene. La prima invece, non attuandosi a livello legale, non ha modo di poter essere smentita, in quanto esistono solo supposizioni da parte dell'interdetto, senza possibilità di impugnare alcunché. Non vi sono documenti, prove, né reati da condannare. A l'interdizione di fatto bisogna associare un doppio legame (double bind) per capirne meglio la funzionalità.
Attualmente, ma credo lo sia sempre stato, sono considerato di fatto incapace di intendere e di volere sia a livello di sistema pubblico che privato. Non ho potuto affrontare certe spese "esorbitanti" come l'acquisto di alcuni pannelli solari che mi avrebbero permesso di sopravvivere in campagna e in seguito quello di una roulotte. Non si vive di solo pane.
Mi sono rivolto al comune per l'installazione a mia spese di un pannello solare, subendo tutta una tiritera di rinvii e prese per il culo. Per farla breve ci ho speso più di sei mesi della mia vita. Il mio tempo, dato che il patreterno ce ne ha concesso ben poco, non ha nessun valore; può essere sprecato: giorni, mesi, anni, che importa?... Poi ho mandato tutti a cagare. Come al solito.
Un carabiniere competente, ben informato a tale proposito, mi dice affabilmente: "ma scusa, qual'è il problema? Lascia stare il comune. Tu per l'installazione ti rivolgi a un elettricista e te lo fai installare. Non vedo qual'è il problema. Felice della soluzione e nella mia ignoranza, non ho potuto che dargli ragione e seguirne così il consiglio. Cazzo, così semplice. E questi stronzi di comunali mi hanno fatto perdere tanto tempo. Bene. Anche se sentivo che qualcosa non andava. Ciò che è semplificato per un milite, per me si risolve in qualcosa di molto complesso e complicato, intricato, se non impossibile. Detto tutto. Sentivo puzzo di bruciato, Insomma, mi rivolsi al primo eletricista, elettrotecnico per la precisione, tale Giuseppe Marranno, e gli spiego a telefono questa mia richiesta, rimanemmo a livello informale di risentirci. Telefonai un giorno al suo ufficio, mi risponde la segretaria o non so chi, forse sua moglie, e le chiesi se potevo contattarlo. Comincia di nuovo la farsa. Mica mi può dare il suo numero di telefono? "Ma che scherzi! Non si può dare!" E ch'è un agente segreto per caso?... A un elettrotecnico il numero di telefono serve per avere contatti. E già. Contatti. Ma non con me. Insomma, accorciando il discorso, s'è rifiutato molto vigliaccamemente, di aver a che fare con il sottoscritto. Ritelefonai altre volte, ma la risposta della vocina cretina fu sempre la stessa: "ma non si può dare". Io sono trattato da deficiente, ma non lo sono. E senza fornire spiegazioni!
In un sistema mafioso, come in teologia, non si danno spiegazioni. Vedi sparatoria. Si spara, non ci si spiega. Dovunque ti giri senti odor di mafia. Ho fatto qualche sgarro per caso? Altro che! mormora il coro sommesso popolano.
Il mafio-comitato ha deciso la mia esistenza ed io non devo fare cose imprevedibili, non previste dalle sue deliberazioni, come quello di comprare pannelli solari. Tu hai una casa in paese, è lì che devi stare, rifai l'allaccio della luce, dell'acqua, del gas e vivi da perfetto cristiano. "Ti sciaqqui, ti lavi". Ma cari io non ho bisogno di pulirmi: contrariamente a voi, sono sporco fuori ma pulito dentro, e non vado in giro ad impallinare la gente. Sta di fatto che questo non lo deciso io. Dunque, qui emerge questa ambiguita che io chiamo interdizione di fatto. Sei libero di fare quello che vuoi, ma non puoi fare quello che vuoi. Se non è doppio legame questo!
Provai anche con un altro elettricista. Tale Abiuso Giuseppe mio ex-compagno di classe alle elementari e medie. Affabile, venne addirittura in campagna, per vedere dove e come si potevano posizionare questi pannelli solari. Sarò un malfidato, ma non mi fidavo, nonostante la ragionevole gentilezza e cordialità. Tra l'altro, la sua ambivalenza si rivelò con l'affermare che i pannelli fotovoltaici sarebbero riusciti a utilizzare la luce solare, anche quando il sole passa all'orizzonte, facendo il gesto con la mano verso sud. Il sole non può passare all'orizzonte a queste latitudini. Vabbè, lasciamo stare l'ignoranza. Gli volevo anticipare dei soldi. Soldi?... per carità! Mi tranquillizzò dicendomi di non preoccuparmi. Deontologia professionale! Al momento dell'ordinazione, e solo allora, mi avrebbe chiesto un anticipo. Data prevista per l'arrivo del kit di panneli fotovoltaici 20 aprile. Arriva il 20, passa, 21, 22, 23... Telefono per chiedere spiegazioni. Delucidandomi a tale proposito, mi dice che c'è stata una forte richiesta di pannelli e quindi le varie ditte si trovano al momento sprovviste. Arriveranno comunque in giornata, sai sono "giorni balordi" questi. Giorni, mesi, anni, secoli. Balordi. Basta. Per fortuna non possediamo l'eternità. Il vero balordo sono io che mi son fidato. So come funzionano le cose in paese, e così ho dato una giusta scadenza alla cosa, giusto per regolarmi. Gli dico: tu dici arrivano in giornata, io aspetterò fino al 20 di maggio. Un mese di tempo circa, caspita! Non so se l'ha irritato questa mia pretesa, ma l'intero mese di maggio passò e non rimase traccia alcuna dell'elettricista e delle sue promesse. Bravo. "Compagno di scuola, compagno di niente". Sono ancora qui a fantasticare sulla mia autonomia, ormai si può solo fantasticare, visto che la realtà ti rifiuta, rifiuta le tue esigenze, le quali vengono puntualmente stabilite dal mafio-comitato. Ormai è passato più di un anno e mezzo. Interdetto di fatto e non elettrificato.
Attualmente ho rifatto il riallaccio della corrente nella casa in paese, con il solo scopo di poter utilizzare il computer. I paesani gongolano. Il Signor 7x5 mi ha predetto che ci sarei ritornato, ma non ha previsto che non ci rimarrò per molto. Cerco così di recuperare il tempo perduto. Anche la memoria in questo periodo di isolamento ha subito un forte ribasso. Un terremoto. Una vera desolazione. Bisogna esercitarsi, nonostante la lupara puntata alla tempia. Questo è tutto per oggi, paese mio.
Stanno giocando a un gioco. Stanno giocando a non
giocare a un gioco. Se mostro loro che li vedo giocare, infrangerò le regole e mi puniranno. Devo giocare al loro gioco, di non vedere che vedo il gioco.
Ronald David Laing
Si pensa ogni volta, ingenuamente, di poter gestire la propria vita (ma sarebbe più opportuno parlare di sopravvivenza), invece si viene gestiti. È questa la realtà: la vita non la si vive ma, più correttamente, viene vissuta.
Di epressione carmelitana: "l'arte è follia, tutta l'arte è storia della follia". Ecco chi ne sa certamente più di lei, mio arrogante masticatore di numeri.
Esimio signor 7x5, lei in data non precisata in risposta a similare mia affermazione di cui sopra, esponendo(si) le carte in tavola sulla questione, diede la seguente specificazione: "esiste una pazzia positiva e una pazzia negativa". Ma egregio mio soldatino (di piombo, almeno per quanto riguarda l'apparato neuronale), non si può giocare con i numeri, ridurre tutto a codice binario. 1,2...1,2... 1,2. aut aut. o questo o quest'altro. La follia non si può squalificare a tale squallore unilaterale, altrimenti che follia sarebbe. La follia è follia, è liberatoria, in quanto esula... diverte (nell'etimo "uscire dal solco"). Il miracolo dell'arte avviene appunto quando vengono superati i binari dei codici. Non ci si può fasciare la testa prima di rompersela. D'accordo siamo nella miseria del sociale, del civile...
Lei è un ufficiale, di certo non in pensione e neanche congedato, dato che svolge la sua mansione-missione militare civile (sic). Sì, certo, lei è un'anima(le) immolato sull'altare dei numeri, condannato al suo eterno quotidiano, al suo ruolo sociale di livellatore. E come è coscienzioso nel fare il suo dovere!
Quel che mi fa rabbia è che un banchiere, un numeratore, uno scaricatore portuale di numeri e anche di pallini (magari su mandato), si prenda la briga, l'onere forsennato e fideistico, di etichettare e definire l'arte, un artista. Il vangelo è che io sono Van Gogh, mio caro i(d)d(i)o-latra padrepiista (sanpiista adesso, per la felicità dei bigotti). Non nel senso che gli somiglio o che ne imiti la sua esperienza (irripetibile), ma lo sono interiormente, come dire altrimenti: a tutti gli artisti di genio e che sentono in sé questo demone vangoghiano (potrei dire picassiano, baconiano) capita di finire nella macelleria dei signor 7x5, un'esercito sterminato di numeri e numeratori, denominatori (etichettatori)...
Può farvi da eco certamente il professorino di educazione artistica, che vi tiene compagnia e che compagnia! Attentiii! Riposo! Fetore accademico, balistica di cazzate numeriche nosocomiali.
Egregio capitano mio capitano, ritornando ai pallini di cui sopra e che tenterò di spiegare qui di seguito, come si può concepire una siffatta frase amatoriale così equilibrata: "se qualcuno ti spara lo fà per il tuo bene". Meno male che non lo fà per il (mio) male. Siete una bella congrega voi e tutto il resto della scala gerarchica del fatebenefratelli. Io questo bene così profondo ve lo ricambierei, a pistolate, a lei, al maresciallo, e a tutta la schiatta di militi noti. Ma se fossi io a sparare e a fare in tal modo del bene, sarebbe reato, nevvero?... Non è questa una contraddizione? Non è pura follia questa che qualificate come "buona"?... Due pesi e due misure. Mica male. E i numeri vanno a farsi friggere. Allora dobbiamo dire che questo bene à la folie se non è il mio è di qualcun altro, il cosiddetto bene comune. Oh, adesso è tutto più chiaro, ogni cosa torna a suo posto. Un ufficiale pubblico, militare, del resto, pensa nient'altro che al benessere della compagnia, al suo plotone, al suo reggimento, all'irrigimentazione. Bene vostro. Scusate se vi dò del voi, ma siete in tanti. Dio mio, quanti ne siete! Un esercito di benefattori. E questa follia del resto viene validata dal credo cristiano (il cui etimo guarda caso risale a cretino).
La società è mafia (J. Lacan). Ma noi parliamo di mafia come se fosse altro da noi, vero signor 7x5? La mafia della lupara (d'accordo, adesso modernizzata e computerizzata) esiste in quanto il terreno sociale è il suo humus. La società in quanto mafia partorisce i suoi picciotti.
Ritornando al delirio dell'arte. Lei ha perfettamente ragione, ovvero, le conviene, a stabilire questa dicotomia tra follia sana e follia insana. Non è forse l'arte tutta borghese?... Il vero artista è lei che sguazza nei numeri e che quando non gli tornano i conti comincia a sparare cazzate, palle e pallini. Non è coerente mio caro imbiancato sepolcro. Avete fatto tutto a vostro immagine e somiglianza, perfino D-io. Signor 7x5 quanto fà Dio, quanto fà l'arte. Presto, dillo senza pensarci su. E no, caro, bisogna prima riflettere, in seguito pianificare, verificare e poi agire, magari con cautela. Se si cade, almeno si cade in piedi. No? Caro, caro il mio dottore. Non va proprio bene.
Capitano mio capitano, lei e il suo branco di imbecilloni alle armi, sareste indagati tutti per concorso in tentato omicidio, se la legge funzionasse a dovere e fosse uguale per tutti, o almeno condannati diciamo per uso improprio di armi ed atti intimidatori. Ma la mafia, ovvero la società, la legge la fà lei e la applica a sua discrezione. Nevvero? Anche se siete una massa di imbecilli, vi dò un consiglio, non giocate troppo con la follia e con i fucili, altrimenti potreste farvi male e potrebbe scapparci anche, volendo non volendo, il morto. Cretini! Pardon, cristiani!
Ripescando frasi nel marasma del suo stupidario infinito, penso dovrebbe dare una spiegazione sul fatto che "io non possa fare la vita che voglio". E quale vita dovrei fare quella che volete voi?... Quella già progettata da altri. E che vita sarebbe? Programmata?... La fede nella trinità dio-patria-famiglia ve la lascio. Non so che farmene. Il civile e il sociale ficcatevelo dove più vi aggada. Non sono un bambolotto elettronico da programmare, ne tantomeno un mentecatto da commiserare. Ma quante volte ve lo devo dire di non contare su di me (detto papale papale, perché non vi fate un po' i cazzi vostri!), se no rischiate di sbagliare il conto. E vi toccherà poi rimediare alla bene e meglio (come dice lei "per il mio bene") di nuovo con palle e pallini. Io le palle già ce le ho piene di mio e potrebbero esplodere da un momento all'altro, con il rischio che le schegge impazzite colpiscano gli ignari innocenti passanti.
Chi è implicato in questa allegra faccenda venatoria? Io come faggiano certamente, infatti io e il faggiano siamo due gocce d'acqua. I comunali, non so quanti. Almeno uno. Qualcuno della caserma, altri della mafia locale... "Hanno liberato dei faggiani davanti la casettina di campagna dove abito". Non c'erano altri posti?... No. Perché io non sono ubiquo e se sto in un luogo, non posso stare in un altro. Così i cazzatori seguono il loro ri-fiuto, va dove ti porta il faggiano. Poi tutta quella finzione di facciata da facce-di-cazzo-tinte, simul-attori, scandalizzati per l'accaduto... "Sì, Stupendo, Mi viene il vomito".
Signor capitano mi fermo qui. Comunque, un altro consiglio gratuito. Se proprio vuole fare del bene a qualcuno, lo faccia magari a sua moglie. Prenda il fucile da caccia che ha in dotazione, anche un arma militare va bene lo stesso (ce ne sono di veramente micidiali), lo punti addosso alla sua gentile consorte e dimostrale tutto il bene più profondo. Spero per la disgraziata che il zozzo bene che vogliate concederle sia solo di superficie.
P.S. La vignetta, anche se dedicata ad altro scopo, vale anche per vossia. Baciamo le mani.
Riprendo.
Lo scopo recondito di questa tentata fucilazione, intimidatoria, si capisce facilmente. Il mafio-comitato cittadino, con la sua bontà infinita, aveva deliberato di farmi ritornare a casa. Come se la casa fosse mia e non del popolo. Vabbè, lasciamo perde. Visto che con le buone e altre recondite accortezze attuate-perpetrate non aveva ottenuto granché, si risolse di madare avanti il plotone d'esecuzione, tra i cui costituenti ci doveva essere sicuramente più di qualche gran coglione. I giorni precedenti vi fu un viavai di cazz-attori. Io, conoscendo ormai da anni quest'ambiente di merda, già prevedevo che qualcosa sarebbe presto dovuta accadere. E infatti questo qualcosa accadde una mattina presto, era ancora buio. Da una station wagon escono come dal cilindro due cazz-attori. La macchina subito se ne va e i due restano nelle immediate vicinanze, molto immediate. Troppo. Diciamo, a un tiro di schioppo, va, nemmen venti metri. Ero fastidiato da questa presenza inopportuna, dacché costoro non si risolvevano a dipartire, come loro uso e divisa cazziatoria impone, per andare a caccia. Come sfingi. queste due sagome, miravano esterefatti la mia figura. Davanti la porta del ripostiglio (la casetta), avrei spiegato volentieri con parole che la macchia si trovava dall'altra parte, ma loro guardavano come imbambolati me schifato. Considerato che queste due sagome non s'allontanavano ma sembrava avessero deciso di permanere sul suolo di Totaro e confinanti, entrai dentro e chiusi la porta. Sentii improvvisa, ma non inaspettata, una scarica di pallini frusciare tra gli alberi prospicienti la mia dimora campestre, altri colpire o ricadere sulla retìna della zanzariera. Mi volevano far fuori?... Realizzai allora che non erano venuti per i faggiani liberati, ma per il sottoscritto. Presi il cellulare e telefonai al 112, affinché venissero in mio soccorso. Intanto queste bertucce armate, indolenti, sparata qualche altra cartuccia diversiva in tutt'altra direzione si allontanarono. È inutile dire che i birri chiamati e attesi non pervennero in tempo sul luogo. Non pervennero affatto. Alcune ore dopo, la stessa mattina andai alla caserma dei carabinieri per denunciare l'accaduto. Il maresciallo di turno ambiguamente mi disse che la sua pattuglia dell'aspetta e spera non era riuscita a trovare laddove mi fossi ubiquato. Strano. Io speravo arrivassero i nostri, invece più in là mi accorsi che questi fucilieri (forse addirittura dell'arma) che minacciavano di impallinarmi, intimidirmi, avevano a che fare proprio con la caserma dei carabinieri, con i comunali, e con altri mafiosetti del mio bel paese.
Un paio di mesi dopo, a febbraio, questa mia motivazione addotta troverà conferma. Ma questa, Dio volendo, la racconterò nei post successivi. Buone feste.
Io non posso fare esperienza della tua esperienza. Tu non puoi fare esperienza della mia esperienza. Siamo entrambi persone invisibili. Ogni uomo è invisibile all'altro. Esperienza questa che si è soliti chiamare Anima. L'esperienza come invisibilità dell'uomo per l'uomo è allo stesso tempo più evidente di ogni altra cosa. Solo l'esperienza è evidente. L'esperienza è la sola evidenza...
Il dottor Gachet non diceva a Van Gogh di essere lì per raddrizzare la sua pittura (come io mi son sentito dire dal dottor Gaston Ferdière, primario del manicomio di Rodez, che era lì per raddrizzare la mia poesia), ma lo mandava a dipingere dal vero, a seppellirsi in un paesaggio per sfuggire alla malattia del pensare. (Antonin Artaud)
Anch'io ho trascorso nove anni in un manicomio per alienati e non ho mai avuto l'ossessione del suicidio, ma so che ogni conversazione con uno psichiatra, al mattino, all'ora della visita, mi dava la voglia d'impiccarmi, sapendo che non avrei potuto sgozzarlo.(Antonin Artaud)
Ragione e Non-ragione sono entrambe dei modi di conoscenza. La follia è un modo di conoscere, un'altra maniera di esplorazione empirica sia del mondo 'interiore' che di quello 'esterno' ". (David Cooper)
Ricordo di aver pensato che gli schizofrenici sono i poeti strangolati della nostra epoca. Forse per noi, che dovremmo essere i loro risanatori, è giunto il tempo di togliere le mani dalle loro gole(David Cooper)
Uno psichiatra mi dice di essere dispiaciuto che ai tempi di Shakespeare non esistesse l'elettroshockterapia, poichè allora non ci sarebbe mai stato bisogno che Re Lear venisse scritto; l'avrebbero sottoposto a elettroshockterapia (R.D. Laing)
In realtà uomini chiamati chirurghi del cervello hanno ficcato coltelli nel cervello di centinaia di migliaia di persone negli ultimi venti anni: persone che probabilmente non avevano mai usato un coltello contro nessuno. (R.D. Laing)
Che un paziente soffra di un processo patologico può essere un fatto, un'ipotesi, un'opinione o un giudizio Nel caso della schizofrenia, ritenere che sia un fatto è, senza alcun dubbio, falso; ritenere che si tratti di un'ipotesi, è legittimo; formarsi questa opinione, o formulare il giudizio, non è necessario" (R.D. Laing., A. Esterson)
Quando lei mi chiede "Che cos'é la malattia mentale?", se vuol chiedermi: "Ritiene necessario formulare un tale giudizio di valore" - in questo caso la mia risposta è: no " (R.D. Laing)
Io non sono interessato al problema dell'eziologia della malattia mentale. Devo ancora convincermi che la malattia mentale eista, indipendentemente da ipotesi e da giudizi di valore" (R.D. Laing)
Mi pare sempre assai strano che si abbia questa parola che, in effetti, significa che qualcuno ha la sensazione di essere perseguitato allorché le persone che lo perseguitano non lo ritengono tale. Ma invece non abbiamo una parola per la condizione in cui si perseguita qualcuno senza rendercene conto, condizione che avrei ritenuto seria quanto l'altra e certamente non meno comune" (R.D. Laing)
"Il grande scandalo della leucotomia e della lobotomia cessò, al principio degli anni Cinquanta, non a causa di riserve o di mutamenti di tendenza nel mondo della medicina, ma perchè in quegli anni si erano resi disponibili nuovi strumenti - i tranquillanti - che pretendevano (proprio come la psicochirurgia) di portare alla guarigione completa senza indurre effetti collaterali. (Oliver Sacks)
Di sicuro questi farmaci, se somministrati in dosi massicce, possono come la chirurgia, indurre tranquillità e bloccare le allucinazioni e i deliri del paziente psicotico; il blocco così indotto può essere però simile all'immobilità della morte e, per un crudele paradosso, può privare i pazienti della guarigione naturale che a volte ha luogo nella psicosi, murandoli invece per tutta la vita in una malattia indotta dal farmaco". (Oliver Sacks)
Questa non è una schizofrenia, posso soltanto dire che questa io la chiamo schizofrenia " (K. Schneider)
Se ciò che rende le espressioni schizofreniche 'sintomi' è il fatto che siano incomprensibili, rimangono ancora tali quando non lo sono più? E se tali espressioni divengono comprensibili, perché rinchiudere nei manicomi coloro che le esprimono? E ancora: perché rinchiudere delle persone anche se le loro espressioni sono incomprensibili? (Thomas Szasz)
Usano il termine schizofrenia come se fosse una proposizione che afferma qualcosa sugli psicotici, mentre in realtà, è una giustificazione che leggittima qualcosa che gli psichiatri fanno a quest'ultimi" (Thomas Szasz)
.È un errore enorme, forse fatale, credere che solo perché qualcuno usa una parola debba esistere necessariamente nel mondo ciò che viene designato con tale parola. (Thomas Szasz)
Siccome il comportamento di persone dette schizofreniche può essere cambiato dai farmaci, la schizofrenia è una malattia. Che questa argomentazione, così popolare oggi in psichiatria, sia falsa, lo si può dimostrare facilmente sostenendo un'argomentazione parallela: siccome il comportamento della gente comune o cosiddetta normale, si può cambiare dando loro alcool, che è un farmaco, la normalità è una malattia e l'assunzione di alcoolici una cura" (Thomas Szasz)
La schizofrenia è una parola. Forse ci vorrà ancora un centinaio di anni di intensa ricerca psichiatrica e epidemiologica per scoprire che essa è solo una parola. (Thomas Szasz)
Pinel disse: "Per rendere gli effetti della paura solidi e durevoli, la sua influenza dovrebbe essere associata con quella di un profondo rispetto. A questo scopo, perciò i complotti dovrebbero essere evitati o condotti in modo tale da non essere scoperti e la coercizione dovrebbe sempre apparire come il risultato di una necessità..." (M. Shatzman M.)
Gianni Lannes a radio radicale
-
Ecco l'intervista senza censure del 5 febbraio 2013 Su Radio radicale
il tuo browser non riconosce questo codice MP660563.mp3
Vegetariano o carnivoro: questo è il problema
-
Se la specie umana fosse carnivora od onnivora, perché dunque le persone
hanno questa reazione di repulsione, a volte incontrollata, allorché gli si
prese...
Quattro momenti su tutto il nulla - l'Eros
-
*Momento 3°*
Parlami! Ti ho invocato nelle notti
serene, ho spaventato gli uccelli
addormentati tra i silenziosi rami,
per chiamare te...
Ho risvegliato ...
-
*POESIE DIALETTALI*
Tratto da
*Grammatica del dialetto sanmartinese*
di *Carlo Giordano*
La poesia dialettale (la poesia in genere direi) non va oltre la ...