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mercoledì 9 dicembre 2009

Ancora sull'ADHD

È incredibile il diportage (sic) del tiggì, come abbiamo visto nel post precedente. La questione dell'ADHD è alquanto controversa, ma i telegiornalieri riporta(va)no la notizia (e non il fatto) in modo unilaterale, a senso unico, con l'esperto di turno, l'intervista dei genitori, la voce fuori campo, ecc... Insomma abbiamo visto il cocktail preconfezionato pronto per il consumatore, ormai consumato e lobotomizzato dall'uso ed abuso del mezzo tele-invasivo. E la controversia dov'è, uno si chiederebbe?... Non certo nella notizia riportata. Ci sono tante altre campane di tutto rispetto e non privi di esperienza e deontologia professionale. È incredibile quanto dissenso e diversità di punti di vista si trovino su Internet riguardo a questa malattia accredita dall'ufficialità medico-industriale.

Comunque anche su Wikipedia vengono espresse controversie generali circa la diagnosi e l'esistenza della malattia
"Quando le autorità scolastiche dicono a una madre, che suo figlio è malato e necessita di essere farmacotizzato, come lei sa che succede nel mondo, ciòè semplicemente una menzogna. Come fa lei a riconoscere ciò che gli esperti chiamano "Deficit d'Attenzione con Disordine Iperattivo" [Attention Deficit Hyperactivity Disorder = ADHD]... semplicemente: non è una malattia. Ora, tale madre non è un'eperta della storia della psichiatria. Lei non sa che la psichiatria ha per centinaia di anni, usato termini diagnostici, cosiddetti termini diagnostici, per stigmatizzare e controllare la gente".

"Quando gli schiavi negri nel Sud scappavano verso la libertà, non è che essi lo facessero per la voglia di essere liberi, ma perché essi soffrivano di una malattia chiamata drapetomania [da drapetes 'schiavo in fuga' e mania]. Non me lo sto inventando. Questa era una disgnosi leggittima. Proprio come lo è il Deficit d'Attenzione con Disordine Iperattivo. Le donne, metà popolazione del genere umano dunque, se erano così pazze da ribellarsi alla dominazione dell'uomo, bene, allora esse avevano una seria malattia chiamata isteria, dovuta al loro utero impazzito".

"Ora nessuno di quei comportamenti è mai stato una malattia, e non è una malattia. Non lo è il disturbo da deficit dell'attenzione. Nessun comportamento buono o cattivo che sia può considerarsi una malattia. Niente a che vedere con le malattie. Così non m'importa come un bambino si comporti. [...] Dire che un bambino è mentalmente malato è una stigmatizzazione, non è una diagnosi. Dare a un bambino uno psicofarmaco è avvelenarlo, non curarlo". (Thomas Szasz, vedi anche su youtube il video Dr Thomas Szasz on Psychiatry )
Se si va su Internet, specialmente su Youtube, c'è un vasto assortimento di dissenzienti, persone che non possono di certo essere considerate dei ciarlatani, dato che sono dei veri professionisti del settore a tutti gli effetti. Mentre il tiggì prosegue imperterrito verso la sua metà unidirezionale con la sua pappardella preconfezionata di regime. Ma si rendono conto della responsabilità che hanno, costoro? Oltre alla fiducia riposta mal ripagata, mi chiedo che futuro possa avere questo tipo di (dis)informazione prezzolata ad oltranza.

È un informazione questa che gira su sé stessa, o meglio, intorno al potere economico (dell'industria farmaceutica in questo caso), avulsa dalla realtà e/o dal fatto, conformata e divulgata secondo gli interessi economici che vi si celano dietro e dentro la notizia. La tivvù, questa televisione statale delle meraviglie, ci vende al migliore offerente. Buttatela nel cesso. Proverbialmente avverso al tubo (catodico), a questo elettrodomestico fin troppo domestico, Eduardo De Filippo, quando veniva chiamato a telefono da qualche addetto della Rai di allora, diceva; "aspettate un momento, che adesso vi passo il frigorifero".

E si trattasse soltanto di una barzelletta!

Sarebbe opportuno tenere la ricerca scientifica e l'industria della salute separate dalla politica, ma spesso questo non si può, tanto sono così inestricabilmente intrecciate l'una all'altra. Elio Veltri, italiano di casa nostra (e non di cosa nostra) spiega qualcosa di generico, ma molto inquietante, che i vari tiggì gossippari (ormai quasi tutti della stessa impronta aziendale) spesso e volentieri tacciono, quando elargiscono a piene mani la loro paccottiglia irregimentata di notizie (e non solo riguardo alla salute e al mercato dell'industria farmaceutica). Non riuscendo a spiegarmelo diversamente, posso solo intuire che probabilmente anche loro, in un modo o nell'altro, fanno parte della filiera a cui fa riferimento Veltri.
"I conflitti di interesse attraversano tutta l'industria. Noi abbiamo solo parlato di un capitolo dell'industria che è quella dei farmaci che è sconvolgente, perché l'industria farmaceutica ha i profitti più alti in assoluto, rispetto a tutte le industrie, e i conflitti di interesse si determinano in tutta la filiera, cioè: la produzione, l'industria farmaceutica, la ricerca scientifica, le riviste scientifiche, le società medico-scientifiche, i medici, le associazioni dei parenti dei malati (anche loro sono pagati dalle industrie farmaceutica), i propagandisti e, cosa più grave in assoluto, insieme a quello della ricerca, le autorità di controllo, che cioè devono decidere se un farmaco è sicuro e se può essere immesso sul mercato" (Elio Veltri, vedi anche il video La scomparsa dei fatti di Marco Travaglio e Elio Veltri).

domenica 6 dicembre 2009

Se sei iperattivo, sarai psicofarmacotizzato


Ecco una delle solite puntanate telegiornaliere. Ci sono tutti gli ingredienti della coercizione ai consigli per l'acquisto della merce, in questo caso l'utente-usato acquista una cura fornita dall'establishment medico, tramite l'informazione praticata a tappeto e nel suo ristretto ambito con-dominiale. L'industria farmaceutica, in questo caso, detta il modo dell'informazione alla speaker RAI. C'è l'esperto di turno, il camice bianco questa volta in borghese, che spiega in termini pseudoscientifici divulgativi, rassi-curante; ci sono una magnifica coppia di genitori-modello (già modellati e formattati secondo norma), felici per la cura fornita al loro figliolo iperattivo, testimoniando così con la loro esperienza diretta (e inconfutabile) l'efficacia del farmaco e la bontà sublime del sistema medico-industriale che secondo quanto viene propagandato pare desidera la salute del cittadino. La musica di Vasco Rossi in sottofondo, la giorn(an)alista sicura di sé a dare la notizia; insomma la pappa è pronta per il teleutente usato-usabile.


Su questa dei farmaci e psicofarmaci somministrati così indiscrimminatamente, a bambini e non, ce ne sarebbe tanto dire. Invece la tivvù statale dell'industria dell'informazione fornisce la sua informazione-preconfezionata.

Le minacce di pena implicite, che non si dicono in tivvù, sono quelle rivolte ai genitori che potrebbero avere la tendenza a rinunciare a curare i figli secondo i consigli (imposizioni) proposti-minacciati dalla medicina ufficiale. Sotto sotto c'è l'intenzione (sottaciuta per ovvie ragioni), di screditare i genitoti come educatori e tutori dei loro figli, qualora rinunciassero a curarli secondo norma medicale. Una forma di omissione di soccorso, insomma, per coloro che mostrassero dubbi e tendenze contrarie a ciò che viene ufficialmente contrabbandato dall'informazione-statale-farmaceutica.

È assurdo somministrare farmaci e psicofarmaci a quella tenera età. Ovviamente democraticamente (o democriticamente), in perfetto stile mafio-informativo non si è fatta sentire l'altra campana, quella dei medici dissenzienti, che non condividono la visione a 360 gradi proposta di questa propagandata cura unidirezionale. Questa è la televisione dittatoriale statale-industriale. Se ci fosse stato un contradditorio, probabilmente avrebbero fatto in modo che fosse stato scelto fra persone meno competenti e facili da massacrare linguisticamente dai ben più preparati padroni del campo, che giocano in casa, che fanno le regole del gioco e la verità dell'informazione.

"Ecco ciò che resta del Sandrino [bambino o teleutente-usato] originale. Lo abbiamo riempito di contenuti e adesso è ambizioso nel piccolo, appagato del suo semi-io e magnificamente corrotto e funzionale".

- "E se un domani avesse qualche pretesa?..."

La mia esperienza personale m'insegna tante cose. Ho subito la somministrazione di psicofarmaci a mia insaputa, poichè si era deciso così, secondo il parere autorevole dei dottori specialisti del settore, che quella doveva essere la mia cura e il mio destino. Posso dire che il danno irreversibile c'è stato senz'altro, ma non lo confesserei mai ai dottori dipendenti statali-industriali, poiché, per bene che vada, non servirebbe a niente. Il muro non risponde. Ma come suol dirsi, si resta come voce fuori dal coro, come un'esile voce di chi grida nel deserto, difficile se non impossibile da ascoltare.

I miei felici genitori di allora, di alcuni decenni fa, mi imbottirono di psicofarmaci, con le evidenti gravi conseguenze immaginabili. Fatto sta che arrivato ormai all'età adulta e della ragione, feci richiesta esplicita, di essere informato riguardo a questo assurdo trattamento psicofarmacologico. Non ci credereste: muro di gomma. Non solo da parte dei medici-psichiatri (ormai non direttamente coinvolti), ma soprattutto da parte dei miei genitori, mia madre in special modo. Alla mia richiesta rispondeva incredibilmente con un netto rifiuto, arrabbiata, come se stessi per farmi rivelare un alto segreto di Stato. Chi cercava di coprire o da chi era ed è stata plagiata? - mi chiedevo - vista l'impossibilità di strozzarla, non tanto per non finire in galera (ero e sono ancora un figliolo rispettoso e pietoso), rinunciai dopo vari tentatavi infruttuosi, finiti sempre con il solito attegiamento mafio-omertoso, incazzatissimo della mater-dolorosa. Vabbè che siamo in un paese mafiocratico, ma io personalmente ne restai e ne resto tuttora esterefatto. Non capisco proprio la spiegazione di questa impuntatura materna. Fatto sta che anche in età adulta mi venivano somministrati psicofarmaci, a mia insaputa. Lo so, poiché venni a scoprire talvolta degli psicofarmaci opportunamente e malaccortamente nascosti agli occhi del figlio pazzo, che di certo scemo non era.

Arrivo alla mia maggiore età (18 anni), e il medico Cammilleri di Campomarino (doveva avere forse qualche specializzazione in psichiatria) venne a casa a dirmi espressamente che - detto in parole povere - per il mio bene, avevo subito la cura psicofarmacologica. Mi consigliò (mi intimò con il suo affascinante savoir faire) di continuarla. In questo caso dimostrai di essere fesso..., ma ero incompetente e incapace di reagire, preso dalla fascinazione medica-curativa. A dire il vero, lì per lì, non riuscivo a capire la malattia imputatami, ma mi fidavo dell'esperto di turno che si era presa la briga di venire addirittura in casa mia a dirmi la verità e a darmi consigli. Passarono alcuni anni (quasi un decennio) e cominciai a rendermi conto della fasullità della psichiatria e della medicina ufficiale in generale. Rinunciai a prendere farmaci, rinuncia alla quale sopperiva mia madre, a mia insaputa, dietro ovvio consiglio medico. Mi ritrovai insomma ancora psicofarmacotizzato, nonostante la mia maturità, ovvero la capacità di intendere e di volere, apparentemente ed ufficialmente concessami. On n'échappe pas à la machine. Se non credi alla cura, sarai ugualmente in-curato. Da queste tristi esperienze personali deduco che la somministrazione degli psicofarmaci avvenne all'età di sette anni (dico sette anni), dopo essere stato dimesso dall'ospedale per un attacco di meningite, quasi certamente dovuta a una maledetta vaccinazione scolastica. Anche per la vaccinazione scolastica e la malattia da dichiarare ci fu allo stesso modo un muro di gomma genitoriale-dittatoriale univoco. Ma questo è un altro fatto, anche se strettamente
correllabile.

Anatomia dell'informazione
Giornalume tele-invasivo: - ... Bambini iperattivi che non si fermano mai. Spesso si tratta di una vera malattia che va curata con dei farmaci per il benessere dei bambini.Perché è una malattia? Perché non il benessere delle industrie farmaceutiche? Perché non viene abbozzata nessun altra possibilità di cura alternativa? 
Padre: - Ebbene, i problemi sono sorti con la scuola, scarsa socializzazione, poco rispetto delle regole, poca applicazione proprio a livello didattico, quindi problemi con i compagnetti, con gli insegnanti,...Importantissima è l'apprensione dei genitori (in genere vittime della loro stessa ignoranza) per la salute del bambino. Lo spettro dell'asocialità e della diversità incombe come una nube futuribile e minacciosa sulla famigliola
Madre: in piscina si ribellava e a un certo punto ha tirato la tavoletta addosso alla sua istruttrice...Sostegno materno alla cura
Voce fuoricampo telegiornaliera: - Impulsivo, aggressivo, sfugge alle regole e alla compagnia dei coetanei. È un bambino iperattivo. Alla base dei suoi comportamenti non c'è la semplice vivacità, né un problema di educazione, ma una malattia: la sindrome da deficit di attenzione.Viene stabilito una volta per tutte che non vi è alternativa e altra causalità. Si tratta appunto di una malattia: la fantascientifica sindrome da deficit di attenzione.
Esperto di turno (in borghese) [al secolo prof. Paolo Curatolo, neuropsichiatra infantile dell'Università di Tor Vergata (ROMA)]: - Il disturbo da deficit con attenzione di iperattività, è uno dei più comuni disturbi del comportamento del bambino ed è caratterizzato da eccessivi livelli di inattenzione, con un comportamento di iperattività e di impulsività. Non è un disturbo banale o passeggero, perché tende a persistere nella maggior parte dei casi, anche nell'adolescenza, dove si verifica a volte un disturbo positivo-provocatorio, e delle condotte di disadattamento sociale.Non si fa che ribadire il concetto precedente di indiscussa malattia senza altra possibilità curativa e causalità. 
Voce fuoricampo telegiornaliera: - Malattia che colpisce in forme più o meno gravi, un ragazzo su trenta. Comportamenti tipici: non sedersi a tavola durante il pranzo, guardare la tivvù a testa in giù, non concentrarsi nei compiti e muoversi di continuo. Statistica propagandata a sostegno della realtà della malattia. 
Esperto di turno (in borghese): - Le cause sono di tipo neurobiologico. I fattori genetici hanno una rilevanza importante, associati però a dei fattori di rischio prenatali e perinatali, come ad esempio l'esposizione al fumo e all'alcool in gravidanza e una nascita di basso peso o a una nascita prematura.Conferma e rafforzamento ulteriore della diagnosi, senza possibilità di smentire, dato che non c'è contraddittorio da parte di altri medici.
Voce fuoricampo: - Ma la sindrome spesso non viene riconosciuta, in famiglia o a scuola, dove il bambino può suscitare l'ostilità degli altri.Di nuovo la descrizione sintomato(i)llogica e la possibilità di comprendere un certo comportamento atipico del bambino.
Padre: - Lo isolavano. Lo isolavano letteralmente e quindi lui diventava ancora più cattivo. Perché... il problema è che loro andavano avanti anche a livello didattico... lui vedeva la differenza, la nota, e quindi cercava di fermarla in qualunque modo. Il modo poteva essere a volte anche fisico.Sostegno paterno e descrizione degli effetti dovuti al comportamento anomalo nel bambino.
Voce senza-scampo telegiornaliera: Il disturbo si diagnostica osservando il bambino a casa, a scuola e nel gioco... Testi psicologici studiano lo sviluppo delle sue facoltà. Qui il piccolo paziente è invitato a riconoscere gli elementi mancanti nelle figure che gli vengono mostrate. Riesce a concentrarsi per pochi minuti. Ma per tutto questo esistono oggi terapie efficaci.Ribadire il concetto di diagnostica e malattia e il fatto che esiste soltanto questo tipo di cura  (terapie efficaci) : farmacologica e di tipo psico-educativo e cognitivo-comportamentale come più avanti espresso dal camice bianco in borghese.
Esperto di turno (in borghese): - Nei casi più lievi utilizziamo dei programmi di tipo psico-educativo e cognitivo-cmportamentale, che sono in grado di ottenere dei miglioramenti. Nei casi più gravi, quando i sintomi sono più critici, è necessario abbinare ai trattamenti cognitivo-comportamenteli, un trattamento farmacologico che può migliorare in modo significativo, già in poche settimane, la qualità della vita dei bambini e migliorarne la prognosi a distanza.Colpo di (dis)grazia informativo e sproloquio iperdidattico. Cosa sarranno mai i programmi di tipo psico-educativo e cognitivo-comportamentale? Cos'è la prognosi a distanza? Linguaggio tecnico; quanto basta per garantirne l'incomprensione e l'adesione incondizionata alla cura ai più.
Madre: - S'è visto subito che lui prendendo il medicinale è migliorato a 360 gradi, diciamo, e praticamente adesso interviene quando i bambini giocano. Relaziona con tutti quanti. Riesce a stare un pochino di più in classe, non si alza come faceva prima... La voce della mamma non dà adito a dubbi: il risultato della cura è più che soddisfacente. Peccato che non si è intervistato il bambino, e del resto cosa potrebbe dire e controbattere una volta per tutte che si è deciso per lui e del suo destino.
Padre: - Non sottovalutare [tempestiv]amente questi segni del bambino che comunque sono veramemente risolvibili... Idillio finale con Vasco in sottofondo che entra prepotentemente in scena musicalmente cantando: anche se tante cose un senso non ce l'ha...]. Tante cose non ce l'hanno un senso. Ma, nel caso della medicina statale-industriale, si trova sempre modo di dare un senso della malattia a tanti comportamenti che un senso non dovrebbero proprio averne.
SCONCLUSIONE.

L'informazione fornita non ha nessun contraddittorio, e nessuna possibilità quindi di repliche. È ben costruita, professionalmente. I giorna(na)listi sono abbastanza ben preparati nel curare la forma e il meccanismo della notizia, ma il contenuto è quello fornito dal potere, industriale in questo caso. Appare diverse volte l'esperto di turno ufficiale, e mai un medico alternativo (e ce ne sono tanti!) che possa controbattere a queste asserzioni soliloquiali ammantate da scientificità. Brutta cosa quando oggi come oggi la scienza è asservita al potere economico. La genitorialità espressa in tutta l'ignoranza (nel senso che ignora) e apprensività, volta a giustificare, o se non altro, a rafforzare l'informazione nel suo complesso.

Esistono anche trasmissioni alternative, alquanto rare, come per es. C'era una volta che, anche se non arrivano proprio a una visione massima di 360 gradi, forniscono comunque notizie abbastanza attendibili e affidabili, rispetto a certi telegiornali demenziali-padronali che non ne forniscono proprio, o meglio: forniscono la notizia, ma chissà dove si sarà smarrito, strada fingendo, il fatto. Nel video sottostante l'inchiesta svela la drammaticità del business farmaceutico e alla malattia, così forbitamente chiamata sindrome da deficit di attenzione, viene data uno scarso valore statistico. Nel parolume del telegiornale non se ne fa menzione di questa faccenda tremenda. Si informa del fatto che spesso certi comportamenti del bambino, come l'iperattività, sono sintomi di una malattia. Perché il problema è affrontato così diversamente nelle due inchieste o informazioni?... anzi nel primo caso sembra che il problema non viene affrontato proprio: si dà una visione tipica dell'evento come fosse pubbicità e non inchiesta, talché la notizia, così curata nella forma, sembra sottendere un'informazione da consigli per gli acquisti e non la notizia riportata di un fatto. Diceva qualcuno che "i giornalisti informano i fatti e non sui fatti". Ed è così. Vedere e confrontare le due versioni per credere.

Comunque entrambi, sia il telegiornale che l'inchiesta, hanno questa tara di fondo: la definizione di malattia per un determinato comportamento del bambino. Non si rinuncia mai definitivamente alla dittatura della scienza ufficiale. La medicina detta sempre legge. Parlo per quel 3 o 5% di bambini che dovrebbero esserne affetti. In questo caso, potrei anche credere ad una malattia ma non nell'efficacia della cura, per forza imposta(ta) e determinata con parametri di definizione forniti dalla medicina ufficiale. Manca in un modo o nell'altro sempre il suono di un'altra campana. Dove c'è o si presume vi sia una malattia, c'è sempre pronta la cura medica e mai una qualche cura alternativa che la possa sostituire. Chissà mai perché...

sabato 28 novembre 2009

La televisione mezzo di dis-informazione

"Bagordi, dovizie, pericoli:
l’antenna tivvù
percepisce i tuoi stimoli:
paura che la terra s’inabissi". (Carlo Giordano)


Al di là del disprezzo da tributare a questa scompisciata deriva collettiva, a monte c'è questo: è comunque impossibile comunicare. Non si può dire quello che si pensa, in quanto il discorso non appartiene mai a chi parla. Comunicare che cosa? Ogni comunicazione è corruzione d'accattto. E' fuor di luogo propedeutica a tutto ciò. Il via col vento dalla Storia e da ogni pretesa di comunicazione-mediazione, nel vuoto nel buio di che s'acceca il linguaggio, nel martirio impossibile di questo intestimoniabile spettatore-massa. (Carmelo Bene)

Al giorno d’oggi, invece, prevale un modello basato sull’improbabile iperefficienza dell’individuo, sulla necessità di mantenere self control anche nelle situazioni più estreme, sull’inadeguatezza di mostrare il proprio dolore e la propria spossatezza rispetto alla perdita di persone o situazioni amate. Odio la tv piagnona ma, allo stesso tempo, mi chiedo se potrà avere un futuro: sempre più spesso individui che hanno perduto un parente strettissimo si esibiscono davanti alle telecamere senza l’ombra di una lacrima, con perfetta proprietà di linguaggio e di intonazione vocale, quasi fossero interpreti di un film recitato troppo bene per essere credibile. (Vincenzo Minissi)

[...]Il successo non è niente. Il successo è l'altra faccia della persecuzione. (Pier Paolo Pasolini)

[...] ...la televisione è un medium di massa, e come tale non può che mercificarci e alienarci.
[...] Comunque... è proprio il medium di massa in sé: nel momento in cui qualcuno ci ascolta dal video, ha verso di noi un rapporto da inferiore a superiore, che è un rapporto spaventosamente antidemocratico. (Pier Paolo Pasolini)


...in genere le parole che cadono dal video, cadono sempre dall'alto, anche le più democratiche, anche le più vere, le più sincere. (Pier Paolo Pasolini)

Spegni la televisione (sic) prima che sia lei a spegnerti... se non sei già spento. (Carlo Giordano)

"Quando tutti pensano nello stesso modo, nessuno pensa molto."  (Walter Lippmann, 1889-1974)
Tutti noi ormai sappiamo degli esperimenti condotti sui cani da Pavlov e le sue conseguenze. Le sue  scoperte lo hanno portato a sviluppare sistemi di condizionamento sugli esseri umani. I riflessi condizionati, iI lavaggio del cervello, ci fanno capire la fragilità umana e la possibilità e la facilità di quanto sia facile condizionare la mente degli individui per scopi sociali, commerciali, abusando e usando cavie umane, come fossero degli oggetti.  La televisione impone, pre-dispone, induce, formatta le coscienze, educa in modo similare.

Il telegiornale ecco che annuncia la grossissima balla della scoperta del gene della schizofrenia. La schizofrenia è una malattia inventata di sana pianta per spiegare fenomeni di persone che si comportano in un certo modo poco adatto al sociale. Tanti studiosi non allineati hanno ampiamente dimostrato l'incongruenza e l'assurdità di definire schizofrenica una persona. Ciò non dice nulla a riguardo dell'individuo a cui la si è additata ma dà a chi gli sta attorno la possibilità di annullarlo nelle sue pretese, nei suoi intenti e nei suoi scopi;  e la sua stessa vita e le sue possibilità vengono così ormai gestite da altri. La schizofrenia dunque rappresenta "la sola possibilità per poter essere in una situazione impossibile da vivere". Quindi non può esistere il  gene della schizofrenia per il semplice fatto che non esiste la schizofrenia come malattia, ma come condizionamento sociale. Semmai potrà esistere il gene della psichiatria; ma non lo scopriranno mai, almeno non si azzarderanno. Un individuo, solo, non potrebbe impazzire, essere schizofrenico, psicotico, ecc...  poiché non c'è chi gli addita o gli riconosce la malattia. Ma quando entra nel campo gravitazionale sociale allora automaticamente avviene il riconoscimento tramite canoni prestabiliti, viene misurata la sua capacità di adattamento e di condizionamento al sociale. Quindi: bollato ed etichettato. La televisione come la psichiatria diventa così un potente quanto terribile mezzo per assoggettare. La televisione dunque ci mostrerà un simpatico Vittorino Andreoli (psichiatria), un altrettanto simpatico, colto ed eloquente Mirabella (conduttore televisivo) insieme al suo simpatico e fedele cagnolino dott. Gargiulo; ci mostrerà un simpatico e tranquillante (sic) ministro e dittatore della sanità U. Veronesi. Non ci mostrerà però troppo di ciò che contraddice tutta questa simpatia omogeneizzata come per es. esponenti dell'antipsichiatria, rappresentanti delle "medicine alternative" come  l'Igienismo che è apertamente in contrasto con le teorie e pratiche mediche. 
Le persone simpatiche mi sono
antipatiche

La realtà quasi sempre non è mai tanto simpatica come mostra la tivvù. Se esistono degli schieramenti politici ove possono prevalere di volta in volta ora l'uno ora l'altro, per quel che riguarda la scienza e il sistema economico non c'è un contraddittorio plausibile e attendibile che possa contrastare la tendenza vigente, unilaterale; dittatura incontestabile e non apparente, non facile da comprendere per le masse.

La velocità del mezzo televisivo impone una informazione sintetica, col tempo contato; la concisione, le domande e risposte da quiz non danno spazio ad esitazioni o ripensamenti, il valore come riflessione nello spazio televisivo sembra precluso, l'intelligenza preclusa (non perché non ci possano essere ma di per sé non sono sufficienti per poter restare in piedi in un simile contesto).

Ciò che è fondamentale nel mezzo televisivo è l'audience, l'indice d'ascolto; di conseguenza è basilare il cliché, lo stereotipo, l'informazione spettacolare, la notizia piccante, le indagini sull'indice d'ascolto, l'artefazione, l'artificioso, il tutto fa brodopurché incrementi l'audience. E' la democrazia del mezzo televisivo che si rivolge alla maggioranza dei teleutenti, un fatto positivo sotto questo punto di vista...

La libertà di pensiero viene sostituita dalla libertà di essere pensati; la libertà di emozionarsi viene a sostituirsi alla possibilità di farci emozionare; l'auto-controllo cede il testimone all'essere controllati; il volere cede il passo ai desideri indotti. La libertà di essere viene sostituita dalla induzione ad avere.

Il mezzo tele-invasivo (sic) è rivolto dunque agli ignari posseduti teleutenti-usati.

Ho assistito a una pietosa scena, una delle tante che mamma tivvù, ci propina. Una bellissima mostra di V. Kandinsky attualmente in non so quale parte, d’Italia penso. Un critico (presumo) spiegava alla giornalista con parole  tecniche tutta una serie di congetture, il perché di quei colori e quella tecnica particolare, noiosamente, copioso di attributi e cognizioni erudite riguardo a quelle improvvisazioni; forse non si rendeva conto che lui in quel contesto, col suo nozionismo e favella stressante rappresentava un bel cavolo a merenda; le immagini parlano da sole. 

I quadri sono fatti per essere guardati e non spiegati, poiché nel momento stesso che lo fai la pittura - come direbbe P. Picasso - se n’è andata via; è "come appendere un quadro al muro. Il chiodo è l’elemento che la distrugge". Il suo chiodo fisso cercadi spiegare alla giornalista  pronta a trapassare nel sonno insieme al parolaio e ai tele-utenti scassati. Come avrei voluto che ci fosse stato, in quei pochi minuti trasmessi, un po’ di silenzio, e al posto del blà blà si fossero fatte invece vedere soltanto le immagini, l'oltre-concetto, così abbondantemente coperte di insulti verbali.  Ecco cosa può essere ciò che noi chiamiamo critica o giornalismo.

Dice tivvù è dire dis-informazione!  Se i fatti parlano da soli bisogna farli tacere, è assiomatico.
L’innocente gioco dello sproloquio, in effetti, serve al mezzo televisivo per funzionare, con la sua normale indole ipnotica, poiché il silenzio gli nuoce gravemente.

Altra scena edotta dal tubo (catodico s’intende). Giornalista. Gallerista. Una faccia poco promettente che si stagliava dietro un giardino e una villa da sogno. Artista, pittore emergente, ex-fotografo. Fece vedere alcune delle sue, così definite, opere d’arte. Orrore!  Ecco: il gallerista, la villa, il giro di denaro, il raccomandato, l’informazione, il terrore, l’indifferenza.... La giornalista anche lei sbigottita, non disse niente della realtà personale sua, non espresse verbalmente reattività emotivo-soggettiva, né tanto meno un suo pensiero; rimase lì, per dovere di cronaca o imposizione, soltanto per aggiungere qualche parola che faccia da cornice conclusiva elogiativa.

Complimenti direi per la scarsezza di giudizio! Bella cacca da pappare! Anche una scorreggia reinserita in un circuito similare di produzione - raccomandazione - costruzione dell’immagine-propaganda-distribuzione e informazione può essere accolta favorevolmente dall’opinione pubblica. Che il pubblico tele-usato abbia mai avuto un sua opinione? Diciamo che si è creata una im-propria opinione imposta dai mezzi di dis-informazione. Le coscienze pubbliche per quanto si possono scandalizzare ritorneranno sempre, prima o poi all’ovile, sottomessi all’informazione, madre amorevole che li in-curerà e guarirà dalla loro insano allarmismo sintomatico. Questione solo di tempo, che, come si sa, è denaro.