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sabato 28 novembre 2009

Il popolo


"Conservatori in un paese dove non c'è più niente da conservare." (Leo Longanesi)

RE: "E’ possibile che i mari e le terre
straniere possano sviare verso nuovi oggetti
d’attenzione questa tal cosa,
qualsiasi cosa essa sia, che custodisce
nel cuore e sulla quale insistono tanto
i suoi pensieri, per renderlo così diverso
da se medesimo. Cosa ne pensate?" (Amleto, William Shakespeare)


Se dove sputa il popolo si forma una fontana, io, a tutti gli effetti, posso considerarmi la fontana del popolo. (Carlo Giordano)

    Tra un Gesù e un Barabba la società sceglie sempre quest’ultimo. Fra verità e falsità, fra divergenza e normativa, fra creatività e stereotipo, vengono ad essere accettate, invariabilmente, sempre le seconde; le prime sono sempre e comunque realtà troppo scomode da desiderare, fanno apparire la norma inefficace, inadeguata, falsa. Così, una volta accettato l’errore come motore del sistema, si possono perpetrare i delitti, ed essendo ovviamente una maggioranza schiacciante a stabilire il modo e il metodo da usare per commetterli, può (avendo anche potere di linguaggio e di informazione) attribuirli un nome più adeguato e più consono, salvando cosi l’apparente virtù: il perbenismo. L’emarginazione attuata verso il dissimile, il non allineato, il divergente, ecc, viene chiamata così: delinquenza, tossicodipendenza, prostituzione, disadattamento, ecc. In questo modo il nazareno è sempre fra noi, si moltiplica, pronto ad essere usato dalla società come capro espiatorio, un cristo che paga da sempre i peccati altrui.

   Lo sguardo dell’essere consuetudinario, del credente bigotto, è rivolto verso l’idolatrare, non verso la ricerca della verità, troppo faticosa, pericolosa e destabilizzante per i comodi dogmi, predeterminati.

   Invero, Gesù eccolo qua, è qui con noi! Lo portiamo a spasso nelle processioni, come simbolo di redenzione e di sacrificio, andiamo in chiesa per sentire le sue parole, cerchiamo di fare le buone azioni per far placare un poco la coscienza; gli rivolgiamo preghiere cercando di acquisire così un intercessione, una preziosa raccomandazione che ci possa dare un meritato posto in Paradiso. ‘Così in cielo, così in terra’. Ciò che sta in alto sta in basso. Beh! è così, che vogliamo farci?... così va il mondo!

C’è una scena che ho visto e che mi è rimasta impressa nella memoria. Avrei scattato una foto se avessi avuto una machina fotografica, avrebbe reso meglio sicuramente la realtà di quello che stavo osservando.
Qui , davanti al tempio di nostro signore, c'è un povero cristo per la strada. Dal portale si intravedono i fedeli: il loro volto e fisso verso l'altare. Nicola trema per il freddo, è pallido, smagrito, il suo sguardo e le sue orecchie non sono assorti alle parole del vangelo. E mentre i fedeli ascoltano quelle parole, celebrando da secoli il mistero sacro, l'uomo di Nazareth, sceso in terra per pagare i nostri peccati, cambia di giorno in giorno , di anno in anno, nel corso dei secoli il suo aspetto. Lo ritroviamo nel mendicante, nel malato, nel diverso. Tanti Cristi sono scesi sulla terra, messi in croce per pagare i nostri peccati. Ma noi non potevamo saperlo, poiché eravamo assorti in preghiera, verso l'altare, ascoltando parole vecchie di duemila anni. Altre parole sono state dette, urlate o taciute da altri messia, ma noi non potevamo saperlo.

Così, tra fervidi sospiri e improbabili abbandoni, restiamo fermamente assorti verso l'altare.

In questo secolo di Fede, chi non ha Dio è senza peccato!
Sdrammatizzare un po’ mi sembra giusto, quindi allego un’altra mia poesia, frivola, volgare(?) Ormai è difficile scandalizzarsi per qualcosa, al mondo d’oggi succede ormai di tutto. Si fanno cose orrende, innominabili e non ci si vergogna. Io, in fondo, le scrivo soltanto.
GIOCO DI SOCIETA’

L’artista è un messo di Dio.
Per questo motivo,
io mi sono messo nei guai.

Sebbene sia un messo,
è pur vero che me l’hanno messo.
Il gioco di parole non è vano:
me l’hanno messo sul divano, divino!
comodamente.

Non mi trovo a mio agio
in questo disagio.
Se non vi basta ve ne allego un'altra, però piccola, piccola. E voilà!
Il terzo segreto di Fatima.

Come direbbe O. Lionello: ma fatima lu piacere!

Non avrai altro Dio all'infuori di noi

Gli altri sono lo specchio in cui mi rifletto: deformato.
La solitudine è lo specchio perfetto, ideale.
Gli occhi dell'amata sono lo specchio in cui
non mi rifletto mai...
Io sono lo specchio delle vostre bugie,
perciò mi avete frantumato. (Carlo Giordano)
    Scivolando sempre più giù dentro questo tetro pozzo di civile intolleranza, mi sono accorto di come mi appariva diverso il mondo in superficie.
    Sembrava che tutti adulassero (sic) un solo Dio. Lo coccolavano e lo tenevano stretto al loro guinzaglio, un Dio tenero e buono creato a loro immagine e somiglianza. Tutto ciò contrastava molto fortemente coi loro peccati che sebbene confessati si ripetevano puntualmente all’infinito.

    Con la gola secca, col sale in bocca, la pelle bruciata dal sole cercavo una Fede e un Dio che mi desse conforto, che eliminasse la mia arsura. Ho bussato a tutte le porte, ho chiesto a tutti, ho cercato dappertutto, ma non ho avuto altre risposte se non la stessa: Dio è troppo impegnato con noi, non può darti retta. Allora ho iniziato a bestemmiare questo Dio fasullo. Fui punito dai credenti. Pagai. Ri-pagai col disprezzo la loro malafede.

    L’amore comunque circolava per canali consoni alla civile convivenza. Fui condannato moralmente come ignavo finché non mi fossi ravveduto. Sono diventato così il matto che a fatto il patto col demonio; misi le corna a Dio... io, si, proprio io, tradito nella mia buona fede.