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sabato 12 dicembre 2009

Il capitale-macchina

Liberismo è il mercato libero, il libero scambio di merci. Ciò che fa fruttare i capitali. Nel suo aspetto estremo la mercificazione riguarda tutto e tutti. In questo sistema libertino, più che liberale, conta il capitale, e chi vi predomina è colui o coloro che dispongono di maggiore ricchezza e dunque che riescono più a far circolare la merce e la moneta. Capitalismo e democrazia sono due antitesi. Non vi può essere democrazia effettiva con il capitalismo, poiché la maggioranza viene sfruttata e non può essere mai sovrana, come suol dirsi. Il paradosso è che non vi può essere nemmeno democrazia a sé stante, poichè questa rappresenta solo un'astrazione e non una realtà di fatto. In qualsiasi sistema, come in quello naturale, predomina il più forte, il più intelligente, il più scaltro, ovvero chi riesce a controllarlo e a sfruttarlo nel suo complesso. La legge della jungla, appunto. Non vi sono altre alternative. La nostra o le nostre democrazie occidentali sono e possono essere soltanto democrazie capitalistiche. Chi non è capace di produrre ricchezza, ovvero, chi non riesce o non vuole o non può far circolare le merci, o ancor più non abbia la capacità di mercificare tutto e tutti, resta relegato ai margini, escluso, recuperato semmai, in qualche modo, come prodotto di consumo, da reinserire dunque nel mercato libero; ma libero il mercato lo è per una minoranza che controlla il resto e fa funzionare il sistema. Questo è asettico e privilegia il capitale, la legge quindi del più forte, di chi è senza scrupoli. Non c'è dunque da stupirsi se, in un sistema come questo, predominano, lo sfrutamento umano, la povertà in vaste regioni del mondo, la propaganda e lo smercio di prodotti nocivi, quali per esempio farmaci per malattie inventate ad hoc dall'industria farmaceutica, la pornografia, pedofilia, la contraffazione, la corruzione, la mafia, e chi più ne ha più ne metta. La visione che si presenta è quella di un'eterna lotta per la sopravvivenza, con alti e bassi, che gira attorno a due poli ideali, a volte apparentemente in contraddizione, a volte in equilibrio instabile ma, in effetti, funzionali all'apparato complessivo: il capitale e il sistema (democratico o dittatoriale che sia). Per usare un paragone, il capitale potrebbe essere rappresentato dal carburante e il sistema dalla macchina. La sua funzionalità esula dall'ideologia che ne potrebbe soltanto compromettere il funzionamento; ogni sistema creato(si) è autarchico e per forza di cose è dedito allo sfruttamento.

La condizione umana (condizionata da questo apparato infernale) è quella di sfruttati e sfruttatotri, con ampie fette di follia, ovvero incapacità a sottostare a questi due limiti imposti come categoria pre-definita dalla macchina-capitale.

sabato 5 dicembre 2009

Il commercio è l'anima della politica

La politica viene agita dal sistema economico. In un sistema istituzionale, la democrazia (governo della maggioranza) può realizarsi o può averne soltanto la parvenza solo a livello politico, non a livello economico. La politica soggiace alle leggi e agli interessi economici. Quindi se politica è uguale a democrazia, otteniamo che l'economia è uguale a dittatura. Un'equazione del potere o meglio una sperequazione a favore di quest'ultima. L'economia prescrive la politica da attuarsi, il che vuol dire che un sistema istituzionale in realtà può essere solo apparentemente democratico, ed infatti esso è dittatoriale, anche se opportunamente velato, edulcorato, oscurato e contrabbandato altrimenti dai mezzi di (dis)informazione, in mano sempre al potere economico, più che politico, e, comunque, informano sempre di ciò che vogliono ed hanno interesse a far sapere.

Per esempio all'industria del vaccino, a quella dei farmaci e psicofarmaci in generale, ecc., quale opposizione democratica (di base, popolare o governativa) può contrastarla?... Nessuna. Non c'è contraddittorio, non vi è una opposizione effettiva. La ricerca scientifica (finanziata dall'industria), con tanto di egregi divulgatori specialistici in camice bianco, fa da garante alla bontà del prodotto propinato. Se si decide per la messa in commercio di un prodotto farmaceutico, ci deve essere già pronta per l'uso una bella malattia da curare, altrimenti bisognerebe inventarla ad hoc. La commercializzazione e l'informazione del prodotto è a senso unico, dal produttore al consumatore. Quest'ultimo non ha mezzi per ribattere e rimane così assoggettato, incapace di reazioni critiche, di autodifesa immunitaria, e del resto come può opporsi a una martellante campagna pubblicitaria che propaganda il benessere e la sua salute? L'industria dei farmaci con la salute non ci campa. Più malato è l'utente-usato, più sana e in perfetta salute è l'industria che lo cura.

Ci vorrebbe un sistema democratico applicato anche all'economia. Ma questa, per sua stessa natura, svicola, è furba, gira su se stessa e, a quanto pare, non ne vuole sentir parlare né di gestione né di partecipazione democratica sia essa popolare o governativa. Il sistema economico influisce sulla politica da attuarsi ma, in un certo qual modo, resta comunque avulso da questa, e quindi funziona in modo autoreferenziale.