martedì 1 gennaio 2013

Sì viaggiare!

Il colpo di pistola alla partenza venne senz'altro sparato dai comunali. Così verso le tre del pomeriggio inizio questo viaggio allucinante dove, come dicevo, miei cari postumi lettori, ho visto cose che voi umani non potreste mai credere. Ecco la cronologia delle tappe. Il mio mezzo di locomozione: una vecchia mountain bike con un portapacchi da me allestito, più che voluminoso, diciamo abbastanza vistoso. Presagendo questa losca mossa dei comunali, mi ero premunito, comprandole da Cardaccia termolese, di un paio di scarpe pesanti da trekking e un paio leggere da corsa. I piedi erano troppo importanti adesso, andavano salvaguardati. Soldi benedetti. Infatti la loro utilità fu enorme. Non avevo con me la tenda, né vestiario adeguato per affrontare un simile viaggio. Ma ero disposto a tutto pur di riuscire nell'impresa: andarmene almeno per un po' di tempo (e poi per sempre) da questo cesso compassato compae-sano.

Ecco la sintesi del viaggio.

26 Ottobre - Partenza ore 3/3.30 circa. Termoli-Vasto
Dormo alcune ore in territorio petacciatese. Il terreno è umido. Non sono d'accordo, ma mi adeguo. Dormo poco e mi sveglio indolenzito. Deciso a chiudere una volta per tutte con questo paese. Ci pensi. Non vedrai più quei pezzi di merda: il Signor 7x5, il maresciallo, il pubblico ufficiale, e tutta quella marea di sfaccendati che non hanno altro a cui badare se non ai casi altrui.

27 Ottobre - Termoli-Vasto.
La mattina presto, era buio, rischio di terminare il viaggio con una caduta spettacolare causata dai fari abbaglianti puntatimi addosso da un deficiente. Il viaggio per una attimo ho temuto di proseguirlo nell'oltretomba. Cercai di fermarmi, ma era troppo tardi ormai e finii così dentro una cunetta di cemento armato.  Fortunatamente illeso, riprendo in direzione di Vasto, ma fatti diversi chilometri mi accorgo di aver perduto il borsello con dentro alcune centinaia di euro. Infatti nella caduta in quelle ore più che antelucane il borsello era finito, senza che me ne accorgessi,  nella cunetta. Patema d'animo. Mi tocca tornare indietro. Cominciamo bene. Solo adesso mi accorgo di quanta strada avevo percorso: diversi chilometri. Passa un camion e qualcuno dall'abitacolo mi grida qualcosa, pare dicesse: "aho metti dentro la bicicletta che ritorniamo in paese". Figurarsi! avevo tutt'altro pensiero per la capa. Il tizio, certamente un lavoratore mio compaesano, non rendevasi affatto conto che io ero direzionato al borsello e nemmen per sogno a casa. E meno male che non se ne rendeva conto!. Per fortuna la notte aveva ben occultato il luogo della caduta a qualche occasionale autista di passaggio... Gaudio! Ritrovo intatto il borsello. Via, si riparte....
A Vasto compro il sacco a pelo e un copricapo tipo colbacco. Arrivo dunque in territorio ortonese e cerco una sistemazione per dormire. Bellissima la costa tra Vasto e Ortona! Mi sistemo anche qui su terreno umido. Mi infilo dentro il sacco a pelo. La notte è lunga e porterà consiglio. Ma non passa molto che vengo svegliato di soprassalto. Sentivo grugniti dappertutto. Porcavacca!... Cinghiali! Un invasione di cinghiali (forse 10-13); non ne avevo mai visto così tanti, ne ero letteralmente circondato; fuoriuscivano dalle cannucce ch'erano lì distanti solo qualche metro da dove stavo. Ho constatato con mano, che i cinghiali non attacano se non vi è motivo. Non mi preoccupai più di tanto. Decisi così di spostarmi di alcune decine di metri dalle cannucce, che sembra essere il loro luogo prediletto. Non si sa mai. Dormii anche qui poco.

28 Ottobre - Ortona > Pescara. (Tocco di Casauria, Popoli > Raiano)
Mangiato un paio di buone pizze e delle noccioline, sono a Pescara, città passatista rifatta che vive dei suoi fantasmi (Gabriele D'Annunzio!). Mi ritrovo a pernottare a Raiano... Mi sveglio con la testa un po' indolenzita. Dopo ne capii il perché...

29 Ottobre - Raiano > Castelvecchio Subequo > Castel Ieri  > Collarmele > Forca Caruso (Parco Naturale Regionale Sirente-Velino) > Celano > Avezzano
Ho così visto a Raiano il bellissimo inceneritore. Mi faceva venire in mente la fucina di Lucifero. Un atmosfera tetra aleggiava all'intorno e tutto quel fumo nero che fuoriusciva dalla ciminiera era sicuramente dovuto principalmente alla plastica che vi si bruciava. La plastica contiene cloro che bruciato forma diossina. Chissà quanto ce n'era lì attorno. Capii il perché della testa che mi duoleva al risveglio. A Castelvecchio Subequo mangio una squisita pizza al pomodoro. La migliore che abbia mai assaggiata. Mi coglie la pioggia e cerco riparo per un po' sotto un gazebo in legno del paese vicino (Castel Ieri). Riparto comunque nonostante la pioggia e affronto così una aspra salitaccia che mi porterà al valico di Forca Caruso (1100 m slm) per poi ridiscendere nella zona pianeggiante del Fucino e finire bagnato nella bagnata notte di Avezzano, nonostante preventivamente vi avessi acquistato ad hoc una economica tenda da campeggio. Non è servita in questo caso... Dormo (?)... bagnato, sacco a pelo bagnato, tutto bagnato. Notte bagnata notte infernale, la cui pena ovviamente non è patire il fuoco, ma l'acqua e il freddo. Sembra che l'umido e il bagnato siano il mio destino.
Più di un cenno a parte meriterebbe la stupenda riserva naturale del Sirente-Velino, le gole di San Venanzio, per cui posso ben dire che l'avere affrontato questo viaggio, nonostante le sue difficoltà e gli imprevisti, ne è proprio valsa la pena.

30 ottobre - Avezzano > Scurcola Marsicana > Tagliacozzo > San Giovanni
Altro giro altra corsa. Mi ritrovo a pernottare a San Giovanni, una frazione di Sante Marie (non molto distante da Tagliacozzo). Nel pomeriggio avevo cercato di far asciugare, in maniera un po' rocambolesca, tutto l'armamentario e gli indumenti che avevo. Verso sera sistemo la tenda e il sacco a pelo in un luogo riparato.

31 Ottobre - San Giovanni > Pietrasecca > Carsoli > Arsoli > Mandela > Vicovaro > Tivoli > Roma
Intrepido eroe mi risveglio al mattino con la prima neve, meravigliato, ma molto preoccupato. Fui costretto a forzare le tappe. Dovevo cercare di uscire presto dalla zona appenninica laziale-abruzzese, altrimenti avrei potuto rimanervi congelato a tempo indeterminato. Mi ritrovo così nel pomeriggio a Tivoli, pensando che da qui avrei trovato una strada alternativa, che m'evitasse l'attraversamento di Roma caput mundi. Proseguendo la Tiburtina per il centro storico di Tivoli affronto una discesa scoscesa e in un batter d'occhio mi ritrovo a... ROMA! Porcaccia miseria! Ciò che volevo in tutti i modi evitare... Eccola la città eterna. Li mortacci sua! Come la preda di un ragno di proporzioni gigantesche mi ritrovo invischiato nella sua ragnatela intricata di strade e stradine... Fino a notte fonda non mi riesce venirne a capo. Come andarsene da questa caput inferni altro che mundi, questo è il problema. Cerco anche la possibilità di percorrere il Grande Raccordo Anulare, cercando una via di fuga e finisco per trovarmi a notte fonda scortato da un'auto della polizia che mi consiglia gentilmente di uscire alla prossima. Uno dei poliziotti mi indica la strada per poter prendere l'Aurelia additandomi l'attraversamento del centro e giù giù fino alla parte opposta... La notte la passai pedalando cercando un luogo appartato, sì, ma dove?... Non si scorgeva altro che la possibilità di un refugium peccatorum. Infatti. Sulla strada ammiccavano le puttane. Pernottai in un paesino vicino Roma, che poi vale a dire Roma.

01 Novembre - Roma (lascio la bicicletta sulla statale per Ostia)
Dormito poco. Miseriaccia! Dopo circa 25/30 ore di viaggio a piedi o in bicicletta, ero stremato, ma lì per lì non me ne rendevo perfettamente conto. Ciò lo spiego con il fatto che vivevo, anche se non del tutto cosciente, una situazione di pericolo. Cerco questa benedetta via Aurelia e attraverso così il centro. Decido di cambiare itinerario. Mi va di seguire la strada che mena a Ostia, la cosiddetta "via del mare", avendo l'intenzione di fare la strada che costeggia il Tirreno, ce ne sarà pure una! Era scritto nel Destino che la mia bicicletta dovesse defungere a Roma. Mi si rompe il portapacchi su un raccordo per la via del mare. In effetti pensavo, temevo di essermi ritrovato di nuovo sul Grande Raccordo Anulare, cosa alquanto incauta considerata la minaccia fattami dal poliziotto di una più che probabile multa, essendo recidivo del misfatto, quello di percorrere l'istessa strada vietata(mi) la notte appena trascorsa. Furente, presi armi e bagagli, lasciando la bicicletta sul posto al sicuro all'interno del ring del guardarail. Non mi restava altro ormai che ritornare a casa col treno. Purtroppo.

02 Novembre - Roma stazione Termini > Termoli (Treno)
Arrivato alla stazione, mi rammarico di aver perso anche l'ultimo treno della giornata così mi tocca aspettare fino alle sei della mattina successiva. La Stazione Termini di Roma è, più che una stazione, un grosso centro commerciale. Trovi di tutto, tranne la sala d'aspetto. Infatti, non esiste una sala d'aspetto in questo centro commerciale. Fui lasciato ad aspettare all'addiaccio. Bell'aspettativa. Mentre congelavo, rimpiangevo le vecchie FFSS e maledicevo le privatizzazioni selvagge. Anche per pisciare si paga. All'uopo mi è toccato sborsare un euro. Ecco finalmente l'alba. In carrozza si parte... Ci si scongela congedandosi da questa Roma stazione aperta. Troppi spifferi.

Questo viaggio mi è servito tra l'altro perché mi ha fatto conoscere alcune cose importanti. Prima di tutto la privatizzazione selvaggia, vagliata di persona: non si riesce ormai a trovare nemmeno un posticino appartato in cui vi possa essere la possibilità di poter pisciare in santa pace, senza rischiare di violare una proprietà privata. Questo accade soprattutto nei luoghi più densamente popolati, vicino alle città e alle zone industriali, che sono la maggior parte del nostro territorio. Per affrontare simili viaggi, facendo come suol dirsi cicloturismo, bisogna essere ben equipaggiati, specialmente nelle stagioni più fredde.

Interdizione di fatto (fatti e misfatti) - 2

Il fatto che io avessi intenzione di fare installare un pannello solare sulla casetta (nel suo senso etimologico di "capanna") campestre non andava a genio agli indigeni del luogo, soprattutto all'élite del mafio-comitato. Allorquando ero lì per lì per far installare addirittura quattro pannelli fotovoltaici, un impianto ad isola completo e autosufficiente, come garantiva l'elettricista Abiuso, ci fu panico. La "gente segreta" non sapeva più che fare. Ma qualcosa bisognava comunque pur fare. Per Dio. Si trattava di un'offesa alla pubblica decenza. Si potevano immaginare i discorsi in municipio, nei bar, in caserma, in psichiatria, in famiglia... I pannelli non s'hanno a installare. Oh! Questa fu la delibera comunal popo-ilare. E quel che è fatto è fatto, un matto resta matto in tutto. Interdetto. E tutto inter nos.
   L'assurda ambiguità di questa interdizione che promuove il sistema societario-familiare è che si vuole l'interdizione ma, allo stesso tempo, si esige velatamente che questa venga ratificata dall'interdetto di sua sponte. Mea sponte mea sponte mea maxima culpa.  Allora, sono capace o no di intendere e di volere. Dipende. Da cosa? Ma frate, da quello che fai e da come ti comporti. È una situazione-condizione, come si vede, inaccettabile. Volere non volere. Ma i pannelli per me sono un bene di prima necessità. È tutto a mie spese, a voi che ve frega?... Vedi, poi uno dice che la gente pensa solo a farsi i cazzi suoi. E infatti lo fà per interesse, mica per altro.
In mafiologia e in teologia non si fanno domande. Esiste solo l'omertà, il dogma. Il cemento armato dint'a cape, direi io.
Probabilmente se avessi installato i quattro pannelli come convenuto, a quest'ora già mi sarei rifatto delle spese. Dico "probabilmente" in quanto so come vanno le cose (volute). Avrei avuto la possibilità di autogestirmi. Cui prodest scelus, is fecit. Restiamo sempre nell'àmbito della convenienza; e poi si parla di solidarietà. Ma andate a cagare! L'interesse verso una persona lo si nutre solo in quanto può far comodo. In questo caso il termine interesse è più che appropriato.

Sono stato così circa un anno e mezzo fuori dal mondo, completamente scollegato. Te li immagini, dico a me stesso, un anno e mezzo!... in un'era dove le comunicazioni viaggiano a velocità inconcepibili fino a qualche decennio fà. E ci fosse stato qualcuno interessato ad allievare questo isolamento, elettrico s'intende.  Il lato comico della faccenda è che si sparse la voce che io avevo scelto di fare l'eremita, era una mia scelta di vita come dicono i militi e in particolare il simul-attore maresciacallo Mauro Scioli. E non c'è verso di far capire loro che si tratta di una scelta necessaria, per salvare la pelle, e non di scelta di vita. Necessito di tranquillità per una questione di salute. Già. Ma cosa può fregarne della salute privata a un sistema che contempla solo l'istituzione fondata sullo sfruttamento della salute pubblica?...

Quindi ritornando all'elettricità e all'autonomia che mi potevano fornire i pannelli, posso dire che gli oscuri personaggi facenti parte del mafio-comitato hanno emanato il loro verdetto.  Qui si potrebbe far finire la storia dei pannelli fotovoltaici, tanto agognati. Mea sponte mea sponte mea maxima culpa.

Come posso interessarmi a problemi generali, se non mi è concesso nemmeno di provvedere alle mie più semplici fondamentali necessità. Egoista che non sono altro! Decisi così, dopo il default dei pannelli fotovoltaici, di provvedere per una roulotte usata, in modo che potessi viverci come in una casa e, del resto, pensavo, la potevo anche far trasportare. Mi sentivo già una chiocciola. Viva la chiocciola viva la bestia che unisce il merito alla modestia. Un posto dunque lo si sarebbe trovato. La fine ve l'anticipo: è triste: identica a quella dei pannelli fotovoltaici. E già, non mollano questi fetentoni di compae-sani. Altro che mia sponte. Soffrire il freddo non è una bella cosa. La roulotte mi avrebbe permesso oltretutto con poco dispendio di gpl di riscaldarne il piccolo ambiente coibentato. Farò la fine dell'asino. È certo. E la gente in paese dirà in coro, porello, adesso che si era abituato a non mangiare!... è morto.
Ma è mai possibile! Uno sceglie di fare una cosa, sceglie di vivere a una certa maniera, vuole fare questo o quest'altro (a sue spese!). Progetta di fare una cosa e si ritrova progettato. Tu devi solo convincerti che quello che abbiamo scelto sia di tuo gusto e soprattutto di tua sponte. Chiaro?... Altro che!... Oscuro come la pece. Ma si può sapere cosa e di chi è sta sponte ?

Mea sponte mea sponte mea maxima Culpa. Ci risiamo. Una roulotte mi avrebbe fatto più che comodo. Ma il maccanismo impietoso di negazione della volontà subentra implacabile. La decisione di questo acquisto venne obliterata dal clan competente mafio-comitativo. La solita farsa, il solito balletto di competenze e responsabilità scaricabarile. Avevo bisogno di un luogo dove poter collocare questa benedetta agognata roulotte. Mi rivolsi al comune. Ahi ahi ahi, vedi che te li vai a cercare i guai. Ancor non sei tu pago di riandare ai sempiterni calli?... Le facce erano le solite facce da cazzo, ma quasi meravigliavo che potessero sembrare tutti d'accordo a concedermi un luogo adatto. Oh, deo Grazia! sono rinsaviti... Fecero addirittura finta di interessarsi asserendo e giustificando il ritardo con il fatto che il comune doveva garantire una certa decenza e i servizi essenziali all'uopo, a tempo e luogo. All'uopo, sì certo. Ma la cosa, come per i pannelli, andava avanti senza nessuna soluzione. Anzi era proprio ferma. Il segretario oberato dal suo mezzosonno e dintorni, smozzicava le parole centellinandone una ogni quarto d'ora. Forse bisogna vedere se è disponibile tale luogo o tal altro, chissà forse... però... e s'addormenta. dopo un quarto d'ora ricomincia: ma forse... bla bla bla... e cade di nuovo in letargo. Quasi ogni giorno era sempre la solita lagna. Passano i giorni e io sempre a chiedere e a insistere e a ripetere. E loro: forse... va bene quel posto, no quell'altro, chissà, forse sì  forse no. Un giorno che mi ero rotto proprio i coglioni, dissi al deficiente di turno: guarda sceglietelo voi il posto, dove e come vi pare a qualsiasi condizione, anche davanti al municipio, alla caserma, dove vi pare. Adesso non potevano più tergiversare. Non ti preoccupare, domani saranno in riunione tutti: il sindaco, il segretario e gli altri comunali... risolveremo stanne certo la faccenda. Oh meno male! Ma è una cosa che me l'hanno detto tante volte che a stento riuscivo a crederci. Infatti, non avrei dovuto crederci. Che ci crediate o no, miei postumi lettori, Il giorno stabilito mi venne comunicato proprio pochi minuti prima che non c'era nessuno per poter fare la riunione: chi è andato a mangiarsi la pizza, chi a farsi 'na grattatina di palle... Il messaggio era chiaro. Questo loro comportamento consuetudinario non ebbe a smentire la loro vigliaccheria. Altri mesi persi. Bastava parlare chiaro senza infingimenti e reticenze: guarda il posto per situare la tua roulotte di merda non te lo possiamo concedere. Semplice. E no che non è semplice. Ancor più la faccenda è di una bestialità inspiegabile, se si considera il fatto che il Signor 7x5  si era preso la briga di interessarsi del mio problema ea portarmi gratuitamente dal venditore di roulotte, un certo Franco (ammazza-cinghiali, anche costui cacciatore). Se ne era addirittura convenuto ufficiosamente il prezzo. Qualcosa non mi tornava e infatti non tornò.
Ormai, per esperienza decennale, so che bisogna considerare sempre: cosa ha stabilito il comitato? Niente roulotte. Potrei anche avanzare altre supposizioni, altrettanto attendibili. Ma mi fermo qui. Il giorno stesso della vacanza dei comunali resisi così irreperebili, verso le tre del pomeriggio (già avevo previsto che tale cosa potesse accadere) presi la bicicletta, non senza prima aver mandato a fare in culo i comunali. Meta: Francia. Dovevo liberarmi da questo marasma... E qui comincia l'avventura... Una settimana fuori dal paese, dove ho visto cose che voi umani mai credereste.

domenica 30 dicembre 2012

Interdizione di fatto (fatti e misfatti) - 1

Come già accennato precedentemente sul post Capitano mio capitano! (lettera aperta al signor 7x5), Dopo questo tentata intimidazione a suon di pallini iniziai a realizzare esterefatto e  a prendere atto delle palle attinenti conseguenti. Loro scopo fu quello diversivo, sbugiardatesi poi da sole. Delle vere sòle, direbbero a Roma. Il signor 7x5, sicuramente (poi vi spiego questa mia securtà) è implicato in siffatta spedizione intimidatoria. E almeno uno dei componenti di quella casa-famiglia, che è il municipio sanmartinense, ne sa qualcosa. Come dire i panni sporchi se li lavano in famiglia. E ce n'è da lavare! Con tutto il sudiciume che ivi impera! Sudiciume morale e deontologico s'intende. Quell'uno di cui sopra è riferito a un generico pubblico ufficiale storto che non s'addirizza e che somiglia a un albero esotico: plátano direbbero in iberica la penisola. Proprio lui. Il giorno stesso della fucilazione intentata, cercando di spiegargli dell'accaduto, minacciai a nessuno o a non so a chi di farmi il porto d'armi. Questo Pubblico Ufficioso preso alla sprovvista (non è un buon improvvisatore come lo è il maresciallo Mauro Scioli) storse un po' il naso, cominciò a tergiversare, aggiungendo poi molto sfacciatamente... "no...  ma quelli non verranno più là da te". Affermazione questa che si spiega e si condanna da sola. Quelli chi? Chi sono quelli? Sapeva benissmo il milite già prima che accadesse. Cerca di giocare a nascondino e poi si fà scoprire come un fessacchiotto. Beccato, se non sul fatto, almeno sul detto, Andai dunque in caserma per fare questa benedetta denuncia. Ebbi la sensazione kafkiana che il maresciallo a cui riferivo, non fosse un militare, ma addirittura uno psichiatra. Mi sentivo un po' come in un struttura psichiatrica in cui si parla del paziente in terza persona. Ho la mia bella esperienza a tal proposito. Il paziente riferisce che... ecc...   Spesso cose illegali quando vi ci mette lo zampino la psichiatria diventano, come per un colpo di bacchetta magica,  legali, o, almeno, non perseguibili. E il suo zampino vi fu, c'è e ci sarà sempre. Una battuta del maresciallo detta con tono professionale mi fece incavolare e iniziare a capire altre cose che esporrò in seguito... Costui, maresciallo o psichiatra che fosse, si permise di dire che probabilmente in mattinata, allora odierna, s'era potuto, guarda la coincidenza,  appollaiare, su uno dei rami dell'albero davanti la casettina un bel fagiano, che stimolò la libidine del tiro al bersaglio dei due cacciatori. Costoro, folgarati da tale visione, non avrebbero resistito al loro irrefrenabile impulso venatorio, e, non vedendo l'ora di infrangere le regole del codice, nonostante mi avvessero ben avvistato davanti l'uscio, spararono dunque proprio nella mia direzione. A ciò detto sbottai: "e che è 'na barzelletta?..." esclamai tra l'indignato e il divertito. Ecco cosa prescrive tra l'altro il codice:
Distanze dalle case. La caccia è vietata per una distanza di 100 metri da case, fabbriche, edifici adibiti a posto di lavoro. E' vietato sparare in direzione degli stessi da distanza inferiore di 150 metri.
Spari nei pressi delle abitazioni.
L'art. 703 del codice penale "Accensioni ed esplosioni pericolose" punisce penalmente chi in un luogo abitato o nelle sue adiacenze o lungo una pubblica via o in direzione di essa spara con armi da fuoco.
Non so se la dimora rurale (di proprietà di Totaro) possa essere considerata abitazione (uno sgabuzzino sì), ma come abitante della medesima, io ero ben visibile e se non si spara nei pressi delle abitazioni, ancor più la proibizione dovrebbe riguardare gli spari direzionati verso le persone che vi abitano e che si trovano casualmente o meno lì attorno.

Per farla breve. Ho capito, già da principio, che in questa faccenda vi erano implicate tanta della gentaglia sanmartinense, tra cui alcuni ben individuabili. Come ho detto nel post precedente: la società è mafia. Lo riconfermo. Chi paga per questo affronto?... Risposta: il crimine non pagherà. Certo, posso fare solo illazioni. Avessi le prove a quest'ora... chissà... Ma non ci vuole mica la zingara per indovinare l'accaduto. Il cerchio è sempre quello:
famiglia ↔ ambiente ↔ sistema di controllo (socio-psichiatrico)
Tutto si "fà a fin di bene", come direbbe il Signor 7x5 , quindi la possibilità che un individuo, di fatti controllato e perseguitato (altro che mania di persecuzione!), possa rifarsi legalmente è pressocché azzerata. On n'échappe pas à la machine (G. Deleuze). 
Questo sinteticamente quanto accaduto,

L'ho già detto. Lo scopo, mica tanto recondito, per cui viene realizzato tutto questo gran dispendio di risorse, di dispiegamento di forze più o meno armate, e chi più ne ha più ne metta, è quello di ricondurre il sottoscritto alla ragione, ovvero: farmi tornare con le buone o con le cattive alla casa in paese, ove una volta abitavo con mia madre bonanima. L'ho detto e lo ripeto che per fortuna di mamme ce nè una sola. Questo per inciso. A questa carenza mammestre, va da sé, supplisce ancora una volta il sistema, il quale, pur di controllarti e gestirti, si dà un gran bel da fare. Non c'è che dire. È ciò che si potrebbe definire interdizione di fatto, diversificandola dall'interdizione legale, che abbisogna per di più di tante ingombranti e spesso imbarazzanti scartoffie burocratiche. Quest'ultima ha la possibilità di poter essere impugnata da chi la subisce, addirittura può essere un arma a doppio taglio per chi la sostiene. La prima invece, non attuandosi a livello legale, non ha modo di poter essere smentita, in quanto esistono solo supposizioni da parte dell'interdetto, senza possibilità di impugnare alcunché. Non vi sono documenti, prove, né reati da condannare. A l'interdizione di fatto bisogna associare un doppio legame (double bind) per capirne meglio la funzionalità.
Attualmente, ma credo lo sia sempre stato, sono considerato di fatto incapace di intendere e di volere sia a livello di sistema pubblico che privato. Non ho potuto affrontare certe spese "esorbitanti" come l'acquisto di alcuni pannelli solari che mi avrebbero permesso di sopravvivere in campagna e in seguito quello di una roulotte. Non si vive di solo pane.
Mi sono rivolto al comune per l'installazione a mia spese di un pannello solare, subendo tutta una tiritera di rinvii e prese per il culo. Per farla breve ci ho speso più di sei mesi della mia vita. Il mio tempo, dato che il patreterno ce ne ha concesso ben poco, non ha nessun valore; può essere sprecato: giorni, mesi, anni, che importa?... Poi ho mandato tutti a cagare. Come al solito.
Un carabiniere competente, ben informato a tale proposito, mi dice affabilmente: "ma scusa, qual'è il problema? Lascia stare il comune. Tu per l'installazione ti rivolgi a un elettricista e te lo fai installare. Non vedo qual'è il problema. Felice della soluzione e nella mia ignoranza, non ho potuto che dargli ragione e seguirne così il consiglio. Cazzo, così semplice. E questi stronzi di comunali mi hanno fatto perdere tanto tempo. Bene. Anche se sentivo che qualcosa non andava. Ciò che è semplificato per un milite, per me si risolve in qualcosa di molto complesso e complicato, intricato, se non impossibile. Detto tutto. Sentivo puzzo di bruciato, Insomma, mi rivolsi al primo eletricista, elettrotecnico per la precisione, tale Giuseppe Marranno, e gli spiego a telefono questa mia richiesta, rimanemmo a livello informale di risentirci. Telefonai un giorno al suo ufficio, mi risponde la segretaria o non so chi, forse sua moglie, e le chiesi se potevo contattarlo. Comincia di nuovo la farsa. Mica mi può dare il suo numero di telefono? "Ma che scherzi! Non si può dare!" E ch'è un agente segreto per caso?... A un elettrotecnico il numero di telefono serve per avere contatti. E già. Contatti. Ma non con me. Insomma, accorciando il discorso, s'è rifiutato molto vigliaccamemente, di aver a che fare con il sottoscritto. Ritelefonai altre volte, ma la risposta della vocina cretina fu sempre la stessa: "ma non si può dare". Io sono trattato da deficiente, ma non lo sono. E senza fornire spiegazioni!
In un sistema mafioso, come in teologia, non si danno spiegazioni. Vedi sparatoria. Si spara, non ci si spiega. Dovunque ti giri senti odor di mafia. Ho fatto qualche sgarro per caso? Altro che! mormora il coro sommesso popolano.
Il mafio-comitato ha deciso la mia esistenza ed io non  devo fare cose imprevedibili, non previste dalle sue deliberazioni, come quello di comprare pannelli solari. Tu hai una casa in paese, è lì che devi stare, rifai l'allaccio della luce, dell'acqua, del gas e vivi da perfetto cristiano. "Ti sciaqqui, ti lavi". Ma cari io non ho bisogno di pulirmi: contrariamente a voi, sono sporco fuori ma pulito dentro, e non vado in giro ad impallinare la gente. Sta di fatto che questo non lo deciso io. Dunque, qui emerge questa ambiguita che io chiamo interdizione di fatto.  Sei libero di fare quello che vuoi, ma non puoi fare quello che vuoi. Se non è doppio legame questo! 
Provai anche con un altro elettricista. Tale Abiuso Giuseppe mio ex-compagno di classe alle elementari e medie. Affabile, venne addirittura in campagna, per vedere dove e come si potevano posizionare questi pannelli solari. Sarò un malfidato, ma non mi fidavo, nonostante la ragionevole gentilezza e cordialità. Tra l'altro, la sua ambivalenza si rivelò con l'affermare che i pannelli fotovoltaici sarebbero riusciti a utilizzare la luce solare, anche quando il sole passa all'orizzonte, facendo il gesto con la mano verso sud. Il sole non può passare all'orizzonte a queste latitudini. Vabbè, lasciamo stare l'ignoranza. Gli volevo anticipare dei soldi. Soldi?... per carità! Mi tranquillizzò dicendomi di non preoccuparmi. Deontologia professionale! Al momento dell'ordinazione, e solo allora, mi avrebbe chiesto un anticipo. Data prevista per l'arrivo del kit di panneli fotovoltaici 20 aprile. Arriva il 20, passa, 21, 22, 23... Telefono per chiedere spiegazioni. Delucidandomi a tale proposito, mi dice che c'è stata una forte richiesta di pannelli e quindi le varie ditte si trovano al momento sprovviste. Arriveranno comunque in giornata, sai sono "giorni balordi" questi. Giorni, mesi, anni, secoli. Balordi. Basta. Per fortuna non possediamo l'eternità. Il vero balordo sono io che mi son fidato. So come funzionano le cose in paese,  e così ho dato una giusta scadenza alla cosa, giusto per regolarmi. Gli dico: tu dici arrivano in giornata, io aspetterò fino al 20 di maggio. Un mese di tempo circa, caspita! Non so se l'ha irritato questa mia pretesa, ma l'intero mese di maggio passò e non rimase traccia alcuna dell'elettricista e delle sue promesse. Bravo. "Compagno di scuola, compagno di niente". Sono ancora  qui a fantasticare sulla mia autonomia, ormai si può solo fantasticare, visto che la realtà ti rifiuta, rifiuta le tue esigenze, le quali vengono puntualmente stabilite dal mafio-comitato. Ormai è passato più di un anno e mezzo. Interdetto di fatto e non elettrificato.

Attualmente ho rifatto il riallaccio della corrente nella casa in paese, con il solo scopo di poter utilizzare il computer. I paesani gongolano. Il Signor 7x5 mi ha predetto che ci sarei ritornato, ma non ha previsto che non ci rimarrò per molto. Cerco così di recuperare il tempo perduto. Anche la memoria in questo periodo di isolamento ha subito un forte ribasso. Un terremoto. Una vera desolazione. Bisogna esercitarsi, nonostante la lupara puntata alla tempia. Questo è tutto per oggi, paese mio.

Stanno giocando a un gioco.
Stanno giocando a non giocare a un gioco.
Se mostro loro che li vedo giocare,
infrangerò le regole e mi puniranno.
Devo giocare al loro gioco, di non vedere che vedo il gioco.
Ronald David Laing                            
Si pensa ogni volta, ingenuamente, di poter gestire la propria vita (ma sarebbe più opportuno parlare di sopravvivenza), invece si viene gestiti. È questa la realtà: la vita non la si vive ma, più correttamente, viene vissuta.

sabato 29 dicembre 2012

Capitano mio capitano! (lettera aperta al signor 7x5)


Di epressione carmelitana: "l'arte è follia, tutta l'arte è storia della follia". Ecco chi ne sa certamente più di lei, mio arrogante masticatore di numeri.
Esimio signor 7x5, lei in data non precisata in risposta a similare mia affermazione di cui sopra, esponendo(si) le carte in tavola sulla questione, diede la seguente specificazione: "esiste una pazzia positiva e una pazzia negativa". Ma egregio mio soldatino (di piombo, almeno per quanto riguarda l'apparato neuronale), non si può giocare con i numeri, ridurre tutto a codice binario. 1,2...1,2... 1,2. aut aut. o questo o quest'altro. La follia non si può squalificare a tale squallore unilaterale, altrimenti che follia sarebbe. La follia è follia, è liberatoria, in quanto esula... diverte (nell'etimo "uscire dal solco"). Il miracolo dell'arte avviene appunto quando vengono superati i binari dei codici. Non ci si può fasciare la testa prima di rompersela. D'accordo siamo nella miseria del sociale, del civile...
Lei è un ufficiale, di certo non in pensione e neanche congedato, dato che svolge la sua mansione-missione militare civile (sic). Sì, certo, lei è un'anima(le) immolato sull'altare dei numeri, condannato al suo eterno quotidiano, al suo ruolo sociale di livellatore. E come è coscienzioso nel fare il suo dovere!
Quel che mi fa rabbia è che un banchiere, un numeratore, uno scaricatore portuale di numeri e anche di pallini (magari su mandato), si prenda la briga, l'onere forsennato e fideistico, di etichettare e definire l'arte, un artista. Il vangelo è che io sono Van Gogh, mio caro i(d)d(i)o-latra padrepiista (sanpiista adesso, per la felicità dei bigotti). Non nel senso che gli somiglio o che ne imiti la sua esperienza (irripetibile), ma lo sono interiormente, come dire altrimenti: a tutti gli artisti di genio e che sentono in sé questo demone vangoghiano (potrei dire picassiano, baconiano) capita di finire nella macelleria dei signor 7x5, un'esercito sterminato di numeri e numeratori, denominatori (etichettatori)...
Può farvi da eco certamente il professorino di educazione artistica, che vi tiene compagnia e che compagnia! Attentiii! Riposo! Fetore accademico, balistica di cazzate numeriche nosocomiali.
Egregio capitano mio capitano, ritornando ai pallini di cui sopra e che tenterò di spiegare qui di seguito, come si può concepire una siffatta frase amatoriale così equilibrata: "se qualcuno ti spara lo fà per il tuo bene". Meno male che non lo fà per il (mio) male. Siete una bella congrega voi e tutto il resto della scala gerarchica del fatebenefratelli. Io questo bene così profondo ve lo ricambierei, a pistolate, a lei, al maresciallo, e a tutta la schiatta di militi noti. Ma se fossi io a sparare e a fare in tal modo del bene, sarebbe reato, nevvero?... Non è questa una contraddizione? Non è pura follia questa che qualificate come "buona"?... Due pesi e due misure. Mica male. E i numeri vanno a farsi friggere. Allora dobbiamo dire che questo bene à la folie se non è il mio è di qualcun altro, il cosiddetto bene comune. Oh, adesso è tutto più chiaro, ogni cosa torna a suo posto. Un ufficiale pubblico, militare, del resto, pensa nient'altro che al benessere della compagnia, al suo plotone, al suo reggimento, all'irrigimentazione. Bene vostro. Scusate se vi dò del voi, ma siete in tanti. Dio mio, quanti ne siete! Un esercito di benefattori. E questa follia del resto viene validata dal credo cristiano (il cui etimo guarda caso risale a cretino).

La società è mafia (J. Lacan). Ma noi parliamo di mafia come se fosse altro da noi, vero signor 7x5? La mafia della lupara (d'accordo, adesso modernizzata e computerizzata) esiste in quanto il terreno sociale è il suo humus. La società in quanto mafia partorisce i suoi picciotti.

Ritornando al delirio dell'arte. Lei ha perfettamente ragione, ovvero, le conviene, a stabilire questa dicotomia tra follia sana e follia insana. Non è forse l'arte tutta borghese?... Il vero artista è lei che sguazza nei numeri e che quando non gli tornano i conti comincia a sparare cazzate, palle e pallini. Non è coerente mio caro imbiancato sepolcro. Avete fatto tutto a vostro immagine e somiglianza, perfino D-io. Signor 7x5 quanto fà Dio, quanto fà l'arte. Presto, dillo senza pensarci su. E no, caro, bisogna prima riflettere, in seguito pianificare, verificare e poi agire, magari con cautela. Se si cade, almeno si cade in piedi. No? Caro, caro il mio dottore. Non va proprio bene.


Capitano mio capitano, lei e il suo branco di imbecilloni alle armi, sareste indagati tutti per concorso in tentato omicidio, se la legge funzionasse a dovere e fosse uguale per tutti, o almeno condannati diciamo per uso improprio di armi ed atti intimidatori. Ma la mafia, ovvero la società, la legge la fà lei e la applica a sua discrezione. Nevvero? Anche se siete una massa di imbecilli, vi dò un consiglio, non giocate troppo con la follia e con i fucili, altrimenti potreste farvi male e potrebbe scapparci anche, volendo non volendo, il morto. Cretini! Pardon, cristiani!

Ripescando frasi nel marasma del suo stupidario infinito, penso dovrebbe dare una spiegazione sul fatto che "io non possa fare la vita che voglio". E quale vita dovrei fare quella che volete voi?... Quella già progettata da altri. E che vita sarebbe? Programmata?... La fede nella trinità dio-patria-famiglia ve la lascio. Non so che farmene. Il civile e il sociale ficcatevelo dove più vi aggada. Non sono un bambolotto elettronico da programmare, ne tantomeno un mentecatto da commiserare. Ma quante volte ve lo devo dire di non contare su di me (detto papale papale, perché non vi fate un po' i cazzi vostri!), se no rischiate di sbagliare il conto. E vi toccherà poi rimediare alla bene e meglio (come dice lei "per il mio bene") di nuovo con palle e pallini. Io le palle già ce le ho piene di mio e potrebbero esplodere da un momento all'altro, con il rischio che le schegge impazzite colpiscano gli ignari innocenti passanti.

Chi è implicato in questa allegra faccenda venatoria? Io come faggiano certamente, infatti io e il faggiano siamo due gocce d'acqua. I comunali, non so quanti. Almeno uno. Qualcuno della caserma, altri della mafia locale... "Hanno liberato dei faggiani davanti la casettina di campagna dove abito". Non c'erano altri posti?... No. Perché io non sono ubiquo e se sto in un luogo, non posso stare in un altro. Così i cazzatori seguono il loro ri-fiuto, va dove ti porta il faggiano. Poi tutta quella finzione di facciata da facce-di-cazzo-tinte, simul-attori, scandalizzati per l'accaduto... "Sì, Stupendo, Mi viene il vomito".
Signor capitano mi fermo qui. Comunque, un altro consiglio gratuito. Se proprio vuole fare del bene a qualcuno, lo faccia magari a sua moglie. Prenda il fucile da caccia che ha in dotazione, anche un arma militare va bene lo stesso (ce ne sono di veramente micidiali), lo punti addosso alla sua gentile consorte e dimostrale tutto il bene più profondo. Spero per la disgraziata che il zozzo bene che vogliate concederle sia solo di superficie.

P.S. La vignetta, anche se dedicata ad altro scopo, vale anche per vossia. Baciamo le mani.

Riprendo.

Lo scopo recondito di questa tentata fucilazione, intimidatoria, si capisce facilmente. Il mafio-comitato cittadino, con la sua bontà infinita, aveva deliberato di farmi ritornare a casa. Come se la casa fosse mia e non del popolo. Vabbè, lasciamo perde. Visto che con le buone e altre recondite accortezze attuate-perpetrate non aveva ottenuto granché, si risolse di madare avanti il plotone d'esecuzione, tra i cui costituenti ci doveva essere sicuramente più di qualche gran coglione. I giorni precedenti vi fu un viavai di cazz-attori. Io, conoscendo ormai da anni quest'ambiente di merda, già prevedevo che qualcosa sarebbe presto dovuta accadere. E infatti questo qualcosa accadde una mattina presto, era ancora buio. Da una station wagon escono come dal cilindro due cazz-attori. La macchina subito se ne va e i due restano nelle immediate vicinanze, molto immediate. Troppo. Diciamo, a un tiro di schioppo, va, nemmen venti metri. Ero fastidiato da questa presenza inopportuna, dacché costoro non si risolvevano a dipartire, come loro uso e divisa cazziatoria impone, per andare a caccia. Come sfingi. queste due sagome, miravano esterefatti la mia figura. Davanti la porta del ripostiglio (la casetta), avrei spiegato volentieri con parole che la macchia si trovava dall'altra parte, ma loro guardavano come imbambolati me schifato. Considerato che queste due sagome non s'allontanavano ma sembrava avessero deciso di permanere sul suolo di Totaro e confinanti, entrai dentro e chiusi la porta. Sentii improvvisa, ma non inaspettata, una scarica di pallini frusciare tra gli alberi prospicienti la mia dimora campestre, altri colpire o ricadere sulla retìna della zanzariera. Mi volevano far fuori?... Realizzai allora che non erano venuti per i faggiani liberati, ma per il sottoscritto. Presi il cellulare e telefonai al 112, affinché venissero in mio soccorso. Intanto queste bertucce armate, indolenti, sparata qualche altra cartuccia diversiva in tutt'altra direzione si allontanarono. È inutile dire che i birri chiamati e attesi non pervennero in tempo sul luogo. Non pervennero affatto. Alcune ore dopo, la stessa mattina andai alla caserma dei carabinieri per denunciare l'accaduto. Il maresciallo di turno ambiguamente mi disse che la sua pattuglia dell'aspetta e spera non era riuscita a trovare laddove mi fossi ubiquato. Strano. Io speravo arrivassero i nostri, invece più in là mi accorsi che questi fucilieri (forse addirittura dell'arma) che minacciavano di impallinarmi, intimidirmi, avevano a che fare proprio con la caserma dei carabinieri, con i comunali, e con altri mafiosetti del mio bel paese.

Un paio di mesi dopo, a febbraio, questa mia motivazione addotta troverà conferma. Ma questa, Dio volendo, la racconterò nei post successivi. Buone feste.

mercoledì 26 dicembre 2012

L'esperimento di Rosenhan



L'esperimento di Rosenham I pregiudizi e la conoscenza critica alla psichiatria di Giorgio Antonucci

lunedì 4 gennaio 2010

Le verità della Rete su Juan Ruiz Naupari (inchiesta fatta dal giornalista e blogger Enzo Di Frenna)

Video e testo sono stati prelevati interamente dal blog del giornalista e blogger Enzo Di Frenna http://www.enzodifrennablog.it/...




[ la mia nuova video-inchiesta ] - Navigando nel mare delle informazioni a volte ci si perde ed oggi è sempre più facile, vista la quantità abnorme di notizie e concetti che giungono alla nostra attenzione. Ma c’è una sostanziale differenza tra conoscenza e informazioni, e si basa sulla distinzione tra scalare una montagna e predicare che si può scalare una montagna senza averla scalata. Pensiamo, ad esempio, al nostro presidente del Consiglio, un maestro dell’informazione, che parla di libertà mentre la limita con leggi e lodi, o di etica mentre frequenta minorenni ed escort a pagamento.

Cosa succede – dunque - se da un lato c’è qualcuno che professa una verità e indica un modello di comportamento, e dall’altro ci sono fan, seguaci, che seguono il capo senza mettere in discussione nulla? Si corre il rischio di addormentare il senso critico e scivolare in una trance ipnotica. È un modello, purtroppo, che ha portato l’Italia nel grave sonno della coscienza in cui si trova, con un progetto televisivo costruito apposta per l’esaltazione del Super Ego, cioè per controllare meglio l’opinione pubblica. Gli esperti di persuasione psicologica, infatti, sanno bene che i soggetti con una forte visione idealizzata della vita – dunque con un forte super ego – si possono indrottinare e controllare più facilmente.

In questa puntata di eblog vedremo allora come la Rete può aiutare a smontare i castelli d’informazione, dentro i quali spesso si cela altro. Ci occuperemo di un’organizzazione che auspica – leggo testualmente – «l’eliminazione dell’ego dalla
psiche dell’umanità
», mentre in realtà vende una regola comportamentale che – in pratica – è il tipico schema con cui si può esaltare il Super Ego. Una storia – tra l’altro - di lauti guadagni e strane cerimonie con esseri invisibili.

Da alcuni anni opera in Italia Juan Ruiz Naupari e la sua associazione Inkarri, che ha sedi anche in Spagna, Stati Uniti, Messico, e che punta a espandersi anche in Russia, Polonia, Inghilterra, e in altri Paesi, raccogliendo diverse centinaia di aderenti. Dal suo sito italiano si legge che Ruiz è uno psicologo e sciamano: i suoi insegnamenti mirano a sconfiggere l’ego, che lui considera una piaga tremenda. Insegna inoltre a liberare lo spirito attraverso una personale visione del tantra, che si basa sul contenimento dell’orgasmo, una rigida morale sessuale, e soprattutto una guerra dichiarata alla lussuria: tutti elementi, in verità, parecchio distanti dai testi tantrici originari, che risalgono all’India del VI e VII secolo dopo cristo, ed anzi questa visione riguarda piuttosto l’alchimia sessuale pensata da uno strano esoterista vissuto nel secolo scorso, che nella trasformazione – diceva – “dell’idrogeno sessuale SI-12” vedeva la costruzione di “corpi solari” per viaggiare – leggo testualmente – «per tutta la via Lattea senza nessun pericolo». E come saprete, la Via Lattea è una galassia con miliardi di stelle, pianeti e nebulose.

Ed è proprio su questo personaggio che Juan Ruiz ha costruito la sua organizzazione. Lo psicologo tiene particolari cerimonie dove si incontrano presunti maestri extraterrestri. Il più importante sarebbe appunto un certo Samael Aun Weor, che lui descrive sui siti come un Arcangelo di Fuoco, senza citare però che si tratta semplicemente di un predicatore esoterista sudamericano nato a Bogotà nel 1971 e morto a Città del Messico nel 1977. Lo chiama anche Samael Sabaoth, Cristo Rosso, o Samael degli eserciti. Secondo Ruiz questo Arcangelo sarebbe a capo di una fratellanza solare composta da: Shevadwh, Antares, Sabulón, Shiva, Ramses, Ra Hoor Khu, Hermes, Beethoven, Mozart, Gesù, Sanat Kumara, Metatrón, Rabolú, Melchizedek, e alla fine della lunga lista troviamo María, cioè la Madonna del cristianesimo. Ciò emerge dai messaggi ispirati che Ruiz invia agli iscritti del sito Inkarri attraverso una newsletter, ed da alcuni blog dei suoi
associati.

Allo stesso tempo lo psicologo si presenta anche come creatore di un sistema di respirazione che chiama Pneuma – termine che ritroviamo nella potente organizzazione religiosa gnostica – che però ha caratteristiche simili alla Respirazione Olotropica del ricercatore americano Stan Grof. Il metodo Pneuma, poi, l’ha trasformato in una università, ma sul sito non è scritto dove è registrata – rilascia inoltre attestati di psicologia transpersonale, che è la tecnica ideata dallo psicologo statunitense Abraham Maslow dove però l’ego non è considerato un essere malefico, ma una normale funzione da integrare nello sviluppo psicologico dell’individuo, come ci conferma a telefono la psicoterapeuta Laura Boggio Giliot, presidente dell’Associazione italiana Psicologia Transpersonale e autrice di molti libri sulla materia.

Se dunque proviamo a guardare in profondità – partendo proprio dalla Rete - emergono stranezze, elementi preoccupanti, discorsi aquanto deliranti, e soprattutto una particolare attenzione verso sostanze allucinogene illegali in Italia, come l’Ayahuasca, che contiene DMT – cioè dimetiltriptamina – considerata una delle sostanze psichedeliche più potenti al mondo.

Dunque vediamo chi è davvero Juan Ruiz Naupari. e cerchiamo di capire perché uno psicologo - che i suoi aderenti chiamano maestro come emerge dalle loro chat - impartisce conoscenze sull’uso dell’Ayahuasca ed espone gli associati ed i facilitatori, ossia i responsabili interni - a rischi penali ed eventuali problemi di giustizia, come ci ha confermato telefonicamente Sebastiano Vitali, responsabile operativo della Direzione centrale Antidroga, spiegandoci tra l’altro che non è facile identificare eventualmente tale sostanza - ad esempio all’interno di una valigia in aeroporto - perché spesso è nascosta in normali pacchetti da thè che sfuggono all’olfatto dei cani antidroga. Vediamo poi i lauti guadagni che realizza Juan Ruiz e soprattutto quanto costano i suoi insegnamenti per liberarsi dall’ego.

In realtà, il suo vero nome e Juan Ruiz Figueroa, come emerge da una ricerca sul motore dei domini Whois: è nato in Perù, risiede a Madrid in una zona residenziale visibile su Google Map, ma secondo il suo canale You Tube vive in Messico, ed ha 52 anni. E’ un profondo conoscitore dell’Ayahuasca come molti peruviani: ciò emerge tra l’altro da alcune informazioni che abbiamo intercettato in Internet.

Sul sito diosayahuascasana Carlos Hernandez
racconta che ha iniziato il suo lavoro con l’Ayahuasca con Juan Ruiz Figueroa (in questo caso usa il suo vero nome). Il sito DrugWiki riporta invece una intervista a Jua Ruiz Naupari sull’uso della pianta di coca (da cui si ricava la cocaina) e scrive che lo sciamano peruviano trabaja – cioè lavora – con l’Ayahuasca. Su mind-surf.net troviamo la testimonianza di 11 esperienze con l’Ayahuasca avute con Juan Ruiz, e si descrive il suo lavoro in Messico e in Spagna, riportando infine una sua intervista dove lui stesso racconta come l’Ayahuasca sia un porta per essere abbracciati dall’amore. Il giovane David Rafael invece racconta che la sua prima esperienza con l’Ayahuasca l’ha avuta in una cerimonia tenuta dal peruviano Juan Ruiz Naupari.
Sul sito Inkarri Espagna troviamo poi traccia del congresso sull’Ayahuasca che lo psicologo sciamano ha organizzato nell’aprile del 2009, insieme ad un artista che ha fatto uso della pianta allucinogena per numerosi anni. Il 23 luglio 2009 – invece – Ruiz ha tenuto la sua prima videoconferenza on line su Justin TV – il cui accesso era riservato solo agli aderenti, ma l’invito e la password è stata inviata da Dinia Vitiza, membro del gruppo Inkarri Messico, a tutti gli utenti iscritti all’evento su Facebook da lei stessa creato. Ed è proprio durante l’uso della chat che gli associati fanno un riferimento diretto all’uso di Ayahuasca.

Di tutto questo non trovate traccia sui suoi siti, ne della raccomandazione agli iscritti a non fare uso in Italia di Ayahuasca per evitare problemi con la giustizia. Come non troverete, naturalmente, i suoi guadagni, che vedremo però più avanti. Ma torniamo all’Ayahuasca e vediamo qual è la situazione normativa attuale ed i casi che hanno portato all’arresto di alcuni soggetti in Italia e all’estero.

L’Ayahuasca è illegale negli Stati Uniti:
l’ufficio del Dipartimento di Giustizia che si occupa di droghe descrive i casi di uso illecito ed i processi che si sono susseguiti. Anche in Europa è illegale a seguito della Convenzione di Vienna del 1971, a cui sono seguite numerosi leggi all’interno dei vari Stati. In Spagna – paese dove Ruiz Figueroa vive e dove ha sede la Inkarri International– l’ayahuasca è illegale. Il 5 gennaio 2009 il quotidiano El Pais riporta la seguente notizia: la polizia ha arrestato due responsabili di un’associazione che vendeva Ayahuasca per la “purificacìòn del alma y del cuerpo”, cioè dell’anima e del corpo, e che causava “vomitos y allucinaciones”, ossia vomito e allucinazioni. Nello chalet dell’associazione sono stati sequestrati 40 chili di Ayahuasca, per un
valore di oltre 1 milione di euro, mentre un fine settimana costava ai partecipanti 250 euro. I due arrestati, un argentino e una spagnola, promettevano viaggi astrali agli aderenti, che partecipavano a gruppi da 30-40 persone .

Anche in Italia l’uso di Ayahuaska è illegale. Il Testo Unico 309 del 1990 punisce lo spaccio e l’uso di DMT e la legge 49 del 2006 – detta Fini Giovannardi – ha inasprito ulteriormente le pene abolendo la distinzione tra droghe leggere e pesanti. Nel 2005 a Perugia La Guardia di Finanza ha arrestato 24 persone per traffico di droga, detenzione di stupefacenti, istigazione al proselitismo e induzione al reato ed erano tutti appartenenti ad una associazione sciamanica, definita la “dottrina della foresta”, come vedremo meglio nella seconda parte del video, dove approfondiremo tra l’altro il personaggio Samael alias Gomez Rodriguez.

Ma il caso più eclatante si è verificato nel 2005, a Perugia, ed ha portato all’arresto di 24 persone da parte della Guardia di Finanza per traffico di droga, detenzione di stupefacenti, istigazione al proselitismo e induzione al reato: furono sequestrati 40 litri di Daime, altro nome con cui viene chiamata l’Ayahuasca, e l’operazione “Mistica” era stata preparata in 8 mesi di intercettazioni telefoniche, ambientali e telematiche. Il procedimento fu poi archiviato perché – come descrive una documentata tesi universitaria - le percentuali di DMT nell’Ayawasca liquida sequestrata andavano dallo 0,02 allo 0,05, quindi si era in presenza di pochi grammi di principio attivo. Ma l’autrice della tesi riporta il parere dell’avvocato italiano che ha difeso gli imputati, specificando – testualmente – che “la sentenza di archiviazione non costituisce un precedente legale e quindi non garantisce che se fossero effettuati di nuovo rituali con l’Ayahuasca, la questione non venga riaperta”.

Infatti nel 2006 il Parlamento italiano ha approvato la legge 49, la Fini-Giovannardi, che ha inasprito le pene per la produzione, detenzione e traffico di sostanze stupefacenti, abolendo ogni distinzione tra droghe leggere e pesanti. In particolare la Tabella I della nuova normativa indica tra le sostanze illegali la DMT contenuta nell’Ayahuasca, come ci ha confermato in una intervista Mirna Caradonna, dirigente della Direzione centrale Antidroga, con 9 anni di esperienza in Perù, Ecuador e Cile come esperto antidroga.

Il Perù è un paese che tollera l’uso della pianta: nel territorio andino, infatti, moltissimi peruviani organizzano tour sciamanici per turisti, includendo l’uso dell’Ayahuasca nelle cerimonie. Un business parecchio diffuso nelle zone del sudamerica, con offerte di “paqueti turistici” e “paqueti de cerimonias” come si può vedere ad esempio su Ayahuascavision.com, dove si specifica che il pagamento deve avvenire in euro o attraverso carta di credito. Ed è proprio durante uno di questi tour sciamanici, che due Italiani, Denis Tronchin ed Emiliano Eva, sono morti in Ecuador a causa di una forte di dose di Ayahuasca, come sospetta l’Interpol: sotto inchiesta è finito uno sciamano di nome Tzamarenda Naychapi ed è stato ascoltato anche l’italiano che li aveva accompagnanti, Francesco De Giorgio,
che si definisce uno sciamano. La Direzione Centrale Antidroga ci ha poi spiegato che soprattutto i peruviani creano organizzazioni estese anche all’estero intorno all’uso dell’Ayahuasca, e sono considerati molti furbi nel vendere insegnamenti di bruqueria, cioè di sciamaneria, dietro lauti compensi.

Torniamo a questo punto a Juan Ruiz Figueroa, o Naupari come lui si presenta, e vediamo di capire in che modo l’esperto di Ayahuaska utilizza la sua associazione Inkarri per vendere insegnamenti spirituali e ricavarne lauti guadagni.
Il calcolo è ricostruibile attraverso il numero di corsi, ritiri e seminari che pratica per il mondo, pubblicato nei mesi scorsi - per la prima volta - sul nuovo sito della sua università. Nel complesso sono ben 22 eventi solo nel periodo maggio-dicembre 2009, con iniziative perfino in Russia, un viaggio in India a gennaio, un ritiro a febbraio a Tuenno in provincia di Trento – dove tra l’altro avrebbe sede la sua università in via 4 ville 12 - un viaggio in Israele a marzo ed uno a luglio in Perù. Il numero medio di partecipanti non è mai inferiore alle 35-40 persone, con punte che arrivano anche a 60 iscritti. Dunque con una partecipazione media di 40 persone per 22 eventi si arriva a 880 presenze paganti. I ritiri vanno dai 250 euro per i week end fino ai 900 euro per i residenziali di una settimana. Dunque, arriviamo a cifre che superano i 440 mila euro in soli 8 mesi. Con questo ritmo, negli ultimi 5 anni il calcolo approssimativo che se ne deduce è di 2 milioni e mezzo di euro.

Facciamo qualche altro esempio: in un ritiro di otto giorni che si è tenuto lo scorso anno in un centro benessere vi erano 45 partecipanti. Il costo del seminario, con incluso tre cerimonie, era di 900 euro, per un totale dunque di oltre 40 mila euro. In Italia nel 2009 sono previsti 4 ritiri col maestro, due a Bracciano e due a Tuenno, con oltre 150 presenze paganti. Nell’ultimo anno Juan Ruiz ha organizzato viaggi spirituali in India, Israele, e di recente in Perù dal 4 al 15 luglio 2009, con un costo medio a persona che andava dai 2.400 ai 3.200 euro, escluso il costo dell’aereo, come risulta da una newsletter inviata agli iscritti del sito Inkarri.it. Numero minimo di partecipanti richiesto: 15 persone, quindi circa 40 mila euro, numero massimo 30 persone, quindi il doppio. Nella newsletter, tra l’altro, si indicava la partecipazione a cerimonie rituali.

Anche i corsi di Tantra per contenere l’energia dell’orgasmo si pagano: un gruppo in Messico è costato ad esempio 1.295 dollari, con minimo 20 partecipanti, dunque 26 mila dollari, che sarebbero finiti sul conto 4040474728 del Banco HSBC. Infine, ogni seduta di respirazione pneuma – che ha dei moduli obbligatori - costa 50 euro e si pratica sempre in gruppo. Dunque la Inkarri di Juan Ruiz è davvero un’associazione culturale o si possono intravedere le caratteristiche di una impresa?

Veniamo ora ai messaggi che Figueroa invia agli aderenti di Inkarri dove si dice ispirato da Samael Aun Weor, l’Arcangelo di Fuoco di cui parlavamo nella prima parte del video. Lo cita di continuo e perfino su You Tube, ma evita di dire – ancora una volta - che non si tratta di un arcangelo, ma di un uomo in carne e ossa.

 Samael Aun Weor in realtà era un predicatore che ha dato vita a una potente organizzazione religiosa – la chiesa gnostica sudamericana: il suo nome era Victor Manuel Gomez Rodriguez, un colombiano vissuto nel secolo scorso che sosteneva strane idee sull’orgasmo e la masturbazione, parlava di sacralità dello sperma, di matrimonio perfetto, e dichiarava una guerra senza tregua all’ego, che riteneva responsabile dell’imperfezione umana. Molti concetti Rodriguez li ha presi a sua volta dai Rosacroce e da vari gruppi esoterici. Alcune idee sulla sessualità, invece, le deve all’influenza di un personaggio che ha frequentato a lungo: cioè Alaister Crowley, esoterista definito da alcuni studiosi un satanista e criticato per le sue passioni sessuali anomale che includevano uomini e donne.

Ma torniamo a Rodriguez: i ricercatori del Cesnur – composto da professori universitari – riportano di quando Victor Manuel si dichiarò l’incarnazione di Gesù sulla Luna (dove fu anche crocifisso), poi di Giulio Cesare, ed infine nel 1949 disse che da quel momento il suo nome sarebbe stato Samael Aun Weor. Alla sua morte, la chiesa gnostica che aveva creato, è passata nelle mani della moglie – la colombiana Arnolda Garro de Goméz, esperta di sciamaneria e detta Maestra Litelantes –che ha avviato tra l’altro una dura lotta – anche in sede processuale – contro i movimenti che usano gli insegnamenti e il nome del marito. Nel mondo, gli aderenti a questa chiesa con forti connotazioni esoteriste, sarebbero oltre 30 mila e ognuno ritiene di incarnare la vera gnosi, cioè la conoscenza. La maggior parte dei gruppi sono presenti in sudamerica, ma in Internet ne trovate una quantità considerevole, anche sotto forma di social network. Come questo: Escola Gnostica Samael Aun Weor.

Veniamo ora ai messaggi di Figueroa dove si dichiara guerra all’ego, senza però citare Rodriguez.
Lo psicologo li firma sempre con la sigla “Juan Ruiz” e indica perfino il suo indirizzo di posta elettronica Gmail. Alcuni di questi messaggi appaiono piuttosto inquietanti, ed insistono sulla presenza di un ego malefico che bisogna assolutamente estirpare. In uno – datato 23 maggio 2009 - si dice addirittura che “l’ego fa credere che la cabbabis produca sentimenti d’amore”, oppure che “la cannabis è un elementale pervertito le cui radici riposano nell'immondizia lussuriosa del pianeta”, ma allo stesso tempo in una intervista a mind-surf.net Ruiz dichiara che l’Ayahuasca – una droga alla pari della cannabis – è un abbraccio d’amore.
Oppure ecco cosa scrive il 21 maggio 2009: «L'imperfezione ha una fine annunciata, come lo è l'eliminazione radicale dell'ego dell'umanità.» Ed ancora: «L'Altissimo vi reclama, ricordatelo. Tuttavia, per arrivare a tali allegrie, bisogna revocare il potere dell'ego nella psiche dell'umanità».

In realtà, analizzando la cattedre che Ruiz invia agli iscritti del suo sito, i contenuti hanno una sostanziale somiglianza con le argomentazioni di Rodriguez. E dietro la dottrina che afferma - “l’ego è il male che impedisce la perfezione” - si cela tra l’altro un pericoloso metamessaggio di non accettazione.

Anche il Tantra di Figueroa risulta alquanto anomalo: piuttosto che rifarsi alla tradizione induista, molte sue idee sono comuni alla dottrina di Rodriguez, che considerava la masturbazione cone “un atto ripugnante e abietto”, e sollecitava la “castità di pensiero” e la lotta senza tregua alla lussuria. Infatti, in uno schema che Juan Ruiz proietta ai suoi aderenti, la lussuria è il primo dei sette vizi capitali da annientare e parlando con alcuni adepti risulta evidente come l’argomento sia continuamente al centro dei loro discorsi. Lo lo stesso schema lo ritroviamo nella Chiesa Gnostica di Gomez Rodriguez, in arte Aun Weor.

Al contenimento dell’orgasmo per la costruzione di corpi solari Juan Ruiz aggiunge la visione della coppia tantrica a cui bisogna aspirare per incarnare Shiva e Shakti, il femminile e il maschile divinizzato, e superare i limiti imposti dall’ego. Una tale visione idealizzata può rendere però più difficile la ricerca di un partner, se non all’interno della comunità stessa, rafforzando lo schema che gli studiosi di sociologia e psicologia attribuiscono alle organizzazioni chiuse.

Ma ci sono altre domande a cui cercheremo di rispondere. Figueroa è iscritto al Collegio degli psicologi in Perù? E in quanto psicologo, è al corrente che l’effetto dell’Ayahuasca bevuta può durare giorni e genera una trance ipnotica che fa memorizzare in profondità le informazioni? Ma soprattutto: quali sono le rotte internazionali che dal Perù fanno arrivare in Europa l‘Ayahuasca? Lo vedremo più avanti…

Video e testo sono stati prelevati interamente dal blog del giornalista e blogger Enzo Di Frenna http://www.enzodifrennablog.it/...